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lunedì 06 dicembre 2021
 

Facebook a 10 anni

“Facebook a 10 anni”: non è un erroraccio grammaticale, tranquilli, anche se proprio oggi la creatura di Mark Zuckerberg compie dieci anni di vita. Ho deciso di risparmiarvi il pezzo celebrativo (il miliardo e più di iscritti, il valore e gli incassi miliardari, la storia del giovane ideatore, ovviamente diventato miliardario, eccetera eccetera...) che avrete già letto altrove, per dedicarmi a un risvolto particolare, un tema molto sentito da chi ha figli: l’approdo dei giovanissimi al mondo dei social network. Come comportarsi?

Presto o tardi arriva il fatidico momento: “Papà/Mamma, posso iscrivermi a Facebook?”. Può succedere che arrivi prima del previsto, persino a 10/11 anni di età del vostro bambino/a (ma a 10 anni, per cortesia, non chiamateli più così). Una buona risposta potrebbe essere: “No, perché le regole di Facebook vietano l’iscrizione di minori di-anni-13”. Se siete molto convincenti, mentre rispondete, riuscirete a rimandare il problema di qualche mese o anno, in caso contrario il figlio tornerà presto alla carica, soprattutto se nel frattempo i genitori dei suoi amici e compagni avranno alzato bandiera bianca. Potete anche scegliere un approccio drastico, “Assolutamente no”, immaginandovi/illudendovi di poter tenere duro fino alla maggiore età (stile “campana di vetro”), ma è una via sconsigliata perché provocherà col tempo danni sempre maggiori. Rispondendo “No” mettete in conto però l’eventualità che si iscriva di nascosto, il che non va bene, perché non potreste essergli di aiuto in caso di bisogno (anche di un semplice consiglio).

Sconsigliatissimo è pure il “Sì, certo, fa’ come vuoi”, accompagnato dai vari “ma lasciami vedere la partita”, “ma lasciami finire la telefonata con la mia amica di zumba” o, dal generico “ma, MI RACCOMANDO!”, un ammonimento sempre in voga di generazione in generazione, sostanzialmente inutile.

Ci si può avventurare nell’opzione “Sì condizionato”, che prevede vari livelli di sorveglianza: ci sono genitori che pretendono di conoscere la password di accesso, altri che richiedono l’accettazione di una richiesta di amicizia da parte loro per supervisionare la bacheca, altri ancora che organizzano una rete di fidati informatori, “amici” del figlio/a, dai quali farsi riferire eventuali abusi o contenuti inappropriati. Tutti approcci validi, anche se ognuno presenta qualche controindicazione, perché nel 99,9% dei casi i figli sono più abili, a livello informatico, dei loro genitori e una soluzione per sfuggire alle varie strategie di sorveglianza si trova sempre.

Bel dilemma, allora: da un lato il desiderio di vederli emancipati, dall’altro la paura che lo facciano veramente, spaventati da tutto ciò che si dice che succeda – e a volte accade veramente – su Internet. Il consiglio è di cercare, come sempre, una mediazione, partendo magari da un certo grado di supervisione che venga allentato con il tempo se il ragazzo o la ragazza “si comportano bene”, mantenendo però – come in qualsiasi altro aspetto della vita – un occhio vigile. E, se ci riuscite, mantenete il rispetto della regola del divieto prima dei 13 anni.


04 febbraio 2014

 
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