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mercoledì 10 agosto 2022
 

Gaza: aspettando un'altra guerra?

Il bivacco di una famiglia davanti ai resti della casa distrutta (Reuters).
Il bivacco di una famiglia davanti ai resti della casa distrutta (Reuters).

Da Gaza - 

La rottura, l'ennesima, che si consuma in queste ore tra Abu Mazen (Al Fatah) e Hamas, qui nella Striscia non sorprende nessuno. Nessuno di quelli con cui si può normalmente parlare e, scommetto, meno ancora di quelli con i quali parlare non si riesce.

Non si riesce nemmeno a capire se la guerra sia la scusa per non andare d'accordo questa volta o se, al contrario, sia il disaccordo che ha provocato la guerra. Perché non bisogna dimenticare che l'ultimo dramma è cominciato con il rapimento e assassinio dei tre studenti israeliani, un crimine commesso con tempismo perfetto per chi avesse voluto marcire i semi positivi piantati dal Governo palestinese di unità nazionale, dalla visita di papa Francesco in Terra Santa e dal successivo incontro tra i presidenti Shimon Peres e Abu Mazen in Vaticano.

Al di là della politica politica, però, c'è una catena di possibili conseguenze che, proprio qui a Gaza, non può essere ignorata. Si presenta più o meno così. Se cade il Governo palestinese di unità nazionale, cade anche una delle condizioni basilari della tregua appena firmata, cioè che gli uomini di Abu Mazen (Autorità nazionale palestinese) abbiano il controllo dei valichi con l'Egitto. Se la tregua non viene rinnovata, Hamas resta ancor più isolato,  l'Egitto si tira indietro, i valichi con la Striscia tornano a essere chiusi. Se tutto questo accade, le condizioni di vita nella Striscia si faranno ancora più dure.

A quel punto, Hamas potrebbe tentare di convogliare il malcontento della gente verso Israele. Tutte le condizioni, insomma, perché scoppi un'altra guerra, che sarebbe di nuovo combattuta sulla terra della Striscia e sulla pelle dei suoi abitanti.

Sarebbe, se l'esperienza insegna, una guerra ancor più crudele (la violenza degli scontri è andata sempre aumentando) e ugualmente inutile. A meno che il Governo dello Stato ebraico non ceda alle pulsioni più viscerali della destra e cerchi di rioccupare manu militari la Striscia, abbandonata per iniziativa di Ariel Sharon nel 2005. Un'eventualità a cui, per amore dei palestinesi di Gaza e dei cittadini dello Stato ebraico, è meglio nemmeno pensare.


Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

08 settembre 2014

 
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