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mercoledì 23 settembre 2020
 
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Gesù impara

Paolo Curtaz con Gesù impara affronta un tema che ribalta il comune punto di vista su Gesù. Gesù impara dagli altri, dalla vita, dalle esperienze e dalle ferite. Proprio come ciascuno di noi, il Maestro di Nazaret è anche discepolo, ascoltatore, uomo che cerca con pazienza la risposta alle sue domande. Un Gesù più umano, più vicino a ciascuno di noi.

Verbum caro factum est

Il Verbo si è fatto carne, scrive il buon Giovanni evangelista. È da questa sconcertante affermazione che dobbiamo partire. 

Perché è uno dei punti fermi della nostra fede, una delle cose fondamentali, certe e condivise. Senza questi ancoraggi non ci sarebbe il cristianesimo così come lo conosciamo, semplicemente. Sarebbe un’altra cosa, magari anche più semplice e affascinante, ma non basata sull’esperienza degli apostoli che erano presenti. 

Fra noi cristiani si parla di dogmi, cioè di capisaldi su cui si basa tutto il resto. 

Non gode di buona fama il termine dogmaDogmatico, nel linguaggio comune, è sinonimo di intoccabileassolutocategorico e assume la connotazione negativa del concetto che viene imposto, che richiede obbedienza cieca. Una persona dogmatica è una persona rigida, reazionaria, immobile, talmente ancorata alle proprie convinzioni da non mettersi mai in discussione. 

Non è così. O, almeno, così non dovrebbe essere! 

(Anch’io, ahimè, conosco cristiani rigidi, reazionari, immobili...). 

Nel linguaggio cristiano il dogma indica una verità che ci è donata, preziosa, di cui si è convinti e che, perciò, sorregge tutta la fede. Una verità che arriva da lontano, dall’esperienza degli apostoli e che, in ultima analisi, riconduciamo a Dio. Non per nulla la nostra fede si definisce apostolica, cioè basata sulla testimonianza degli apostoli. In questi sospettosi tempi di dietrologie il fatto che qualcuno ci suggerisca un percorso ci irrita e, a priori, tendiamo a rifiutare tutto ciò che proviene da un’istituzione. Come tanti piccoli adolescenti contestiamo per il gusto di contestare e la Chiesa, a parte qualche felice eccezione, come l’ascesa di papa Francesco, odora di perenne fregatura. Il sospetto che qualche furbetto abbia manipolato il messaggio di Gesù a proprio vantaggio attraversa la mente di più di un fedele. 

Negli ultimi decenni, poi, un approccio scandalistico e complottista ha tentato, senza grandi sostegni oggettivi, per dirla tutta, di far passare l’idea che esiste un altro Gesù, autentico, diverso, non come quello manipolato dalla Chiesa, un Gesù puro e duro che prenderebbe a calci nel sedere tutti quelli che oggi si fregiano del suo nome. 

Si fa di ogni erba un fascio, spesso, anche nella fede. 

E si diffida di chi semplicemente pretende di parlare di verità. 

Sia: lasciamo stare l’interpretazione di chi c’era prima di noi. Diventiamo tutti profeti, scopriamo il Gesù tenuto segreto dai manipolatori clericali. Oggi siamo liberissimi di interpretare il Vangelo in modo innovativo e originale, ne abbiamo anche gli strumenti. E, a priori, potremmo addirittura fondare una religione a nostro piacimento. Ma se voglio credere nella fede in cui credevano gli apostoli, allora mi fido di quanto hanno detto, accolgo alcuni punti fermi da cui partire per il mio percorso. Posso definire Gesù un brav’uomo. Ma affermare che è il figlio di Dio, secondo la testimonianza dei Dodici e dei primi cristiani, è un altro paio di maniche. Ciò di cui parliamo qui è la fede in Gesù rivelatore del Padre così come ce l’hanno consegnata i primi discepoli. 

Intesi, allora. 

Ma come faccio a capire se la fede che oggi mi viene proposta è la stessa degli apostoli? Come posso dire che le verità coagulate intorno ai dogmi odierni derivano da ciò di cui essi hanno fatto esperienza? Che sono sostanzialmente le stesse verità in cui hanno creduto Pietro e i compagni? 

Domanda legittima, talmente legittima da essere piuttosto datata. 

Diciamo che risale a un millennio e mezzo di anni fa. 

Scarica gratis il libro di Paolo Curtaz su www.famigliacristiana.it/chiesaviva


11 maggio 2020

 
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