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Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

I due Papi santi in mondovisione

Domenica 27 aprile 2014 non è un giorno come tutti gli altri. Una frase ne ha segnato l’essenza storica, costituendo il culmine di una giornata preparata, attesa e destinata a restare perennemente in posizione di rilievo nell’album dei ricordi di ciascuno di noi: "A onore della Santissima Trinità, ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell'episcopato, dichiariamo e definiamo santi i beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II e li iscriviamo nell'albo dei santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati tra i santi".
È stato papa Francesco a pronunciare con il suo stile diretto ed essenziale la formula in latino, suscitando l’applauso caloroso dei moltissimi convenuti in Piazza San Pietro a Roma e coinvolgendo nella commozione centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, che hanno seguito la cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in diretta televisiva.

Facile trovare anche nel lessico immagini efficaci, come quella della “Domenica dei 4 Papi” (i due nuovi santi, insieme a Francesco e Benedetto XVI), ma di fronte a eventi eccezionali come questo il piccolo schermo recupera la sua funzione di sguardo sul mondo soprattutto attraverso ciò che mostra. Le inquadrature in campo lungo sulla folla in Piazza San Pietro e oltre – si parla di oltre  un milione di persone – alternate ai primissimi piani di papa Francesco, ai volti degli ospiti d’onore e dei pellegrini comuni, ci hanno fatto sentire tutti vicinissimi a Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, grazie all’effetto di presenza tipico del mezzo televisivo.

Anche chi non si è recato a Roma per vivere in prima persona la canonizzazione ha potuto immergersi completamente nel clima di preghiera e di solennità, di festa e di gioia, che ha pervaso la Capitale e si è esteso “urbi et orbi” in mondovisione. Nonostante la tendenza alle distorsioni spettacolari, la tv è riuscita a restituirci momenti di raccoglimento e commozione, anche se le reti che hanno coperto l’evento hanno scelto modalità diverse. 
La cerimonia celebrata da papa Francesco è stata trasmessa in diretta su Rai 1, Rainews 24, Tv 2000 e Rete 4, con immagini simili (nella maggior parte dei casi, quelle diffuse dal Centro Televisivo Vaticano), ma approcci differenti. Se Tv 2000 e Rai 1 hanno limitato al massimo gli interventi di commentatori e ospiti, Rainews 24 ha spesso accompagnato la diretta con servizi in parallelo, mentre nello speciale allestito da Rete 4 la Messa è stata continuamente interrotta dalle parole degli “esperti” e da lunghi inserti biografici sui due nuovi santi, generando fastidiose sovrapposizioni.

Checché ne pensino gli addetti ai lavori e i presentatori più incalliti, la migliore telecronaca per un appuntamento così importante è quella rispettosa e taciturna, che lascia parlare le immagini e ripropone parole e suoni di un evento senza aggiungere altro. In fondo, non ce n’è bisogno.
Il silenzio che fa paura ai giornalisti televisivi e ai commentatori è, in realtà, uno spazio prezioso per interiorizzare le emozioni che anche il piccolo schermo ci fa vivere anche a distanza, facendoci sentire – almeno per qualche momento – parte di una comunità cristiana cementata dalla devozione condivisa. Il resto lo fanno i sentimenti, le emozioni e i ricordi personali di ciascuno di noi, spesso ancorati alla memoria collettiva che sempre più spesso trasforma la televisione in un album dei ricordi.


28 aprile 2014

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