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mercoledì 13 novembre 2019
 

Siria: Un banchetto con tanti invitati

Combattimenti in Siria (Reuters).
Combattimenti in Siria (Reuters).

Qualche tempo fa, per la precisione il 23 giugno 2014, in questo stesso blog, pubblicai un pezzo intitolato "Se Israele scommette sull'Isis" in cui sostenevo una tesa molto semplice. Questa: " Ed è chiaro che, tra la vittoria dei terroristi islamici e la sopravvivenza di Assad in Siria, Israele opta per la prima ipotesi" (citazione di quel pezzo). Una delle spiegazioni che mi davo era messa sotto forma di domanda: " Forse nella speranza che il crollo della Siria di Assad, ormai preventivato da molti, gli offra il modo di allargare ancora la zona del Golan sotto il suo controllo?".

Non mi pareva di dire nulla di straordinario ma fui comunque aggredito in Rete dal solito manipolo di fascistelli travestiti da sostenitori di Israele e organizzati da quei due o tre siti che, in Italia, fanno da Minculpop della peggiore destra israeliana. Mi domando che cosa dicano ora quegli stessi, visto che è stato lo stesso premier israeliano,
Benjamin "Bibi" Netanyahu, secondo quanto rivelato dal quotidiano israeliano Haaretz, a chiedere a Barack Obama di esaminare l'ipotesi di un'annessione definitiva del Golan (occupato da Israele nel 1967 e annesso de facto, con un atto unilaterale che la comunità internazionale non ha mai riconosciuto) a Israele, visto che la Siria ha ormai cessato di esistere quale Stato unitario. Sempre secondo Haaretz, l'amministrazione Obama avrebbe respinto l'idea.

Ribadisco: nulla di straordinario. Non solo Israele fa il suo mestiere (che da trent'anni è anche quello di espandersi territorialmente il più possibile) ma è lungi dall'essere l'unico Paese a nutrire appetiti sul territorio della Siria. La Turchia ha già detto a chiare lettere di volere una "fascia di sicurezza" da ritagliare in territorio siriano, e pretese simili sono state avanzate anche dalla Giordania. Per non parlare di Arabia Saudita e Stati Uniti, che tanto hanno fatto per sostenere la guerriglia islamica anti-Assad e certo vorranno la loro parte, politica se non territoriale, nel futuro della Siria.

Quindi, come dicevo nel giugno scorso, non solo Israele ma molti Stati "scommettono sull'Isis", che ha fatto (anche a loro favore) il lavoro sporco di mutilare il regime di Assad. La vera domanda ora è: perché Israele, turchia, giordania, Arabia Saudita e Usa, dopo decenni di pace armata ma pur sempre pace con Assad, pensano che sarà più facile convivere con l'Isis? Per come si sono messe le cose, è chiaro ed evidente infatti che, eliminato Assad (o ridotto il suo controllo a una piccola fetta della vecchia Siria, appoggiata e sostenuta da Iran e Russia),
a dominare sul resto non saranno le "opposizioni moderate", che contano come il due di picche quando la briscola è quadri, ma le dirigenze espresse dalle formazioni islamiste. Con ovvia prevalenza di quello che conosciamo come Isis. Possibile che avere a che fare con Al Baghdadi sia meglio che tenere a bada Assad? Possibile che sia questo l'interesse del Medio Oriente?

La risposta è, ovviamente, no. A meno che qualcuno già sappia che, una volta fatto il proprio lavoro, l'Isis scomparirà rapidamente com'è nato. Lasciando il posto a una qualche testa di legno scelta dalle potenze per fare il proconsole in loro vece. Vedremo, vedremo.



 

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

12 novembre 2015

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