Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 22 giugno 2024
 

Grave infortunio in mezzo alla strada: gli "stranieri" aiutano, gli italiani... suonano il clacson

 

Caro direttore, qualche domenica fa, di ritorno da una gita fuori porta, assieme a mia moglie e ai miei genitori, vediamo sul marciapiede di una nota via di un paese in provincia di Catania un signore anziano, a terra, che perde sangue dopo una rovinosa caduta, assistito da un ragazzo che lo tiene per mano. Ci fermiamo. Mio padre, attivo e prestante settantenne, scende per primo dall’auto e io lo seguo.

Contattiamo senza indugio il numero di emergenza. Quasi contemporaneamente, per prestare soccorso, si ferma un’altra auto. Durante l’attesa, comunque breve, qualche automobilista, con vivida espressione vernacolare, si lamenta del capannello formatosi nel frattempo sul margine della sede stradale, che ha appena rallentato il fl usso veicolare. Fortunatamente l’ambulanza arriva presto, e il personale a bordo si prende cura dell’infortunato.

Dimenticavo: il ragazzo che teneva la mano al malcapitato era di colore; l’altra auto che si era fermata aveva a bordo cittadini romeni. Le espressioni poco commendevoli erano opera di automobilisti autoctoni. Non eravamo decisamente in un “luogo comune”…

IOANNIS SALVATORE BARBAGALLO

Caro Ioannis, il cuore umano non ha colore e non ha nazionalità. Se è il cuore a guidare gli occhi e le mani, il conto è presto fatto. Nel bene ma anche nel male. Questa tua esperienza ci insegna ancora una volta che non basta proclamare (anche se fare questo è indispensabile!) l’uguaglianza di tutti gli uomini, occorre che ci convertiamo.

E che ci domandiamo: come guardo realmente al “nero”, al “romeno”, al “diverso”? Lo consideriamo “uno di noi” o un’altra cosa? Proviamo lo stesso dolore quando una disgrazia succede a uno dei “miei” o al “diverso”?

E, per contro, attribuiamo lo stesso valore quando è il “diverso” (e non il “mio”) che si rende protagonista, come in questo caso, di un’azione meritoria? Forse abbiamo tutti bisogno di tornare a quel semplice atto del Mercoledì delle Ceneri in cui, chinando il capo per farcele imporre, vogliamo fare nostro il comando dell’Apostolo:

«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Romani 12,2)


31 ottobre 2023

 
Pubblicità
Edicola San Paolo