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lunedì 26 ottobre 2020
 

«Grazie alla mia sorella speciale»

Perché mettere al mondo una persona disabile che dovrà solo soffrire? A questa domanda vorrei rispondere con una esperienza. Una mia amica,  giovane sposa, alla sua prima gravidanza si sente dire: «La sua bambina ha una grave malformazione, è consigliabile l’aborto». «No», rispondono i genitori, «se l’aborto sarà naturale, lo accetteremo, ma se nascerà le daremo il Battesimo e questo dono l’accompagnerà in eterno». «Ma al massimo potrà vivere un paio di mesi e, se anche la vita dovesse continuare, sarebbe solo un’esistenza vegetativa. Perché mettere al mondo un essere che dovrà soffrire?». Al dolore di avere una figlia disabile si è aggiunto anche quello degli insulti, di essere additati come persone egoiste, incoscienti e senza cuore. È nata una bimba che i genitori hanno chiamato Benedetta. Si sarebbe potuta lasciar morire in pace e invece no. La vita è dono di Dio: chi siamo noi per decidere se deve essere vissuta oppure no? Vorrei raccontare un episodio personale. Quando Benedetta aveva 15 mesi, è morta la mia mamma; mentre avevo in braccio questo batuffolo, dai miei occhi sono scese delle lacrime, lei si è tolta la cuffietta e me le ha asciugate. Benedetta è cresciuta più adagio degli altri bambini, ma cresceva e viveva. Allora i genitori hanno pensato bene di darle un fratellino o una sorellina con cui potesse giocare. Incoscienza o amore? Questo lo giudicherà il buon Dio. È nata Chiara e le due sorelle sono cresciute assieme, con le difficoltà che solo chi ha un figlio disabile può comprendere. Ci sono stati giorni lieti e giorni faticosi, notti di buio profondo, ma il lumicino della fede non si è mai spento. Assieme sono diventate grandi, Chiara si è laureata e, nella sua tesi di laurea, ha inserito quanto segue: «Grazie a te, piccola e grandissima sorella, perché una sorella è qualcuno che ti ama dal profondo del cuore. Non ha nessuna importanza quanto si possa litigare, non riusciremo mai a separarci: avere una sorella è una gioia a cui non è possibile rinunciare. Sei sempre stata al mio fianco. Insieme siamo cresciute, abbiamo condiviso gioie e dolori, ci siamo sostenute in ogni momento. Ora siamo cresciute e cambiate, ma una cosa è certa: il bene che ti voglio rimarrà sempre lo stesso. E grazie per essere non solo una sorella, ma una sorella speciale, che mi ha donato sentimenti che ben pochi possono assaporare e grazie soprattutto per avermi plasmato in un mondo parallelo dove l’amore e la sensibilità regnano». Ora  quel batuffolo ha 29 anni ed è la gioia di tutti noi.

GINA 


28 agosto 2019

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