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martedì 28 maggio 2024
 

Guerra in Ucraina: la divisione della Chiesa cristiana e ortodossa

Gentile direttore, nell’editoriale del 27 febbraio Andrea Riccardi scrive: «Oggi, in Ucraina, il mondo ortodosso è diviso in una Chiesa fedele a Mosca e in un’altra autocefala. Accanto a queste due Chiese, c’è quella greco-cattolica, unita a Roma: entrambe celebrano la stessa liturgia». Potete chiarire con parole il tutto affinché possa parlarne in famiglia? Non mi è chiaro è il pomo della discordia tra le Chiese. Come riferimento non hanno tutte il Vangelo? Non celebrano tutte la stessa liturgia? Al giornale radio ho sentito che una parte della Chiesa ortodossa (di Mosca?) ha preso posizione contro la guerra in Ucraina definendola fratricida. Qual è la posizione del patriarca di Mosca Kirill? GENERALE BRUNO MOMO - Novara

Rispondo in estrema sintesi, rimandando per approfondimenti all’intervista a don Luciano Caprio nel dossier al centro di questo numero. Circa la posizione del patriarca Kirill, ne abbiamo parlato nel-la rubrica del teologo del numero scorso. Un interessante e ampio articolo riassuntivo l’ha scritto il monaco di Bose Adalberto Mainardi per la rivista il Mulino (Le chiese in Ucraina e la sfida della pace, si trova anche online). L’unità della Chiesa di Cristo, che ha come riferimento il Vangelo, è stata rotta più volte nel corso della storia. Il grande scisma (che vuol dire “separazione”) è avvenuto nel 1054 tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Da allora la prima definì se stessa “ortodossa”, cioè fedele alla dottrina, la seconda prese il nome di “cattolica”, cioè universale.

Altre separazioni avvennero nei secoli seguenti, sia in Occidente con la Riforma Protestante, sia in Oriente, con le Chiese che si sono proclamate autocefale, cioè indipendenti. La situazione oggi in Ucraina, a grandi linee, è la seguente: c’è la Chiesa greco-cattolica unita a Roma, che riconosce l’autorità del Papa, mentre il mondo ortodosso è diviso tra Chiesa ortodossa ucraina, fedele al patriarcato di Mosca, e Chiesa ortodossa d’Ucraina, formatasi nel 1992 e dichiaratasi indipendente da Mosca, che è stata riconosciuta nel 2018 dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli.

La liturgia è sostanzialmente in comune tra queste Chiese, ma le divisioni hanno portato negli anni a incomprensioni e lotte. La guerra di Putin partita il 24 febbraio è stata definita dal primate della Chiesa ortodossa d’Ucraina Epifanij «un cinico attacco», mentre l’arcivescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina Sevchuk ha detto: «Il nemico fraudolento ha invaso il suolo ucraino, portando con sé morte e devastazione».

Ma anche il metropolita della Chiesa ucraina fedele a Mosca ha parlato di «guerra fratricida», che «non ha giustificazione né per Dio né per l’uomo». Concludo con le parole conclusive dell’articolo di Mainardi: «Forse la tragedia della guerra può aiutare le Chiese a comprendere che il Vangelo chiede un parlare chiaro: sì, sì, no, no. Chiede di chiamare la guerra “guerra”, il peccato “peccato”. Di dire che la divisione è un peccato, che la guerra è un peccato. Che solo l’amore salva. Che l’invocazione della pace deve radicarsi nella verità e nella giustizia, nella promozione della libertà e della vita dell’altro».


25 marzo 2022

 
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