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lunedì 17 maggio 2021
 

Hamas, ovvero: il delirio

Miliziani di Hamas (Reuters Pictures).
Miliziani di Hamas (Reuters Pictures).

Si può condannare la gestione della guerra da parte di Israele. Si possono nutrire dubbi (e il sottoscritto, per esempio, qualche dubbio ce l'ha) sul fatto che sia stato Hamas a volere il brutale assassinio dei tre studenti israeliani, la scintilla che ha scatenato l'ultimo incendio.  Di una cosa, però, si può esser certi: Hamas è ormai preda di un delirio che non è più solo politico ma esistenziale, che condanna i palestinesi alla distruzione e che, nella migliore delle ipotesi, ormai accomuna la loro causa a quella dei miliziani dell'Isil che, in Siria e in Iraq, fanno esplodere le moschee, perseguitano i cristiani e chiedono l'infibulazione forzata per tutte le donne.

Finché Hamas predicava e, nei limiti delle proprie possibilità, praticava il progetto di distruggere lo Stato di Israele, anche quando tale progetto era stato da tempo abbandonato dal resto del mondo arabo e dalla maggioranza dei palestinesi, la tragedia era evidente ma restava politica. Adesso, con il cupo gusto per il martirio dei civili che accompagna il rifiuto delle tregue (anche quelle umanitarie), con il breve blocco dei voli aerei su Israele spacciato come una "vittoria", con il grottesco computo dei giorni passati a "resistere", Hamas ha fatto il salto in un'altra, più sconvolgente dimensione.

E non è un caso, infatti, se mai come ora, nei giorni cioè in cui la gente di Gaza paga un prezzo altissimo, persino i più tradizionali simpatizzanti e alleati di Hamas si tengono alla larga dalla sua causa. Tace Hezbollah in Libano, preoccupato piuttosto dalla Siria. Tace l'Iran, interessato piuttosto all'accordo sul nucleare. Strilla ma si guarda bene dall'agire la Turchia di Erdogan. dichiaratamente ostile è l'Egitto, che ha allagato i tunnel del Sud della Striscia. Più che ostili le monarchie del Golfo, Arabia Saudita in testa, con la parziale eccezione del Qatar, ancora legato a un sostegno ai Fratelli Musulmani.

Hamas è solo, come sono soli (dopo essere stati abbondantemente foraggiati dall'Arabia Saudita) i miliziani dell'Isil in Siria e in Iraq. E per quanto terribile sia dirlo, mentre tanti palestinesi incolpevoli muoiono sotto le bombe di Israele, è giusto così.  L'involuzione di Hamas non era "obbligatoria" ma era contenuta, in potenza,  nel suo statuto del 1988. All'articolo 12, esso recita: "Hamas considera il nazionalismo (Wataniyya) come parte del credo religioso". Non è sempre stato così ma ora di certo lo è.

Quello che ora prevale non è terrorismo politico ma terrorismo religioso, in omaggio a ciò che lo stesso statuto stabilisce in altro passo: " Il Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) deriva le proprie linee guida dall'Islam, dal suo pensiero, dalle sue interpretazioni e dalla sua visione della vita e dell'umanità;  all'Islam si ispira per la propria condotta e per qualunque decisione". Il risultato, purtroppo e come si vede, è una versione palestinese dell'Isil.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

28 luglio 2014

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