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domenica 26 giugno 2022
 

Herzog, e i laburisti sperano

Isaac Herzog con Mia Farrow, "ambasciatrice" dell'Unicef (Reuters).
Isaac Herzog con Mia Farrow, "ambasciatrice" dell'Unicef (Reuters).

Qualche giorno fa in Israele il Partito laburista ha vissuto un'altra pagina drammatica e importante della sua lunga e gloriosa storia. Isaac (o Yitzhak) Herzog, 53 anni, figlio di Aura e Chaim Herzog (che fu presidente di Israele dal 1983 al 1993) e nipote del grande rabbino Yitzhak HaLevi Herzog, è diventato presidente del partito, sconfiggendo Shelly Yachimovic, 53 anni anch'essa, ex giornalista e alla guida del partito dal 2012.

Herzog è già stato più volte ministro (della Casa, del Turismo, della Diaspora, del Welfare...), dunque non è un volto nuovo della politica israeliana. La sua elezione, però, è stata accolta come una svolta da tutti coloro che negli ultimi anni hanno seguito con preoccupazione il declino della sinistra e in particolare del Partito laburista. Israele, infatti, è nato socialista e fino a tutti gli anni Novanta i suoi governi hanno avuto un netto tratto socialdemocratico. Ora il Partito laburista, erede dei partiti dei lavoratori che crearono lo Stato, è ridotto a soli 15 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano.

Su Herzog si appuntano quindi le speranze di una rinascita, che appare comunque assai complicata. Molti contano sulle sue capacità personali e altrettanti, è ovvio, sono affascinati dal cognome che porta. Un privilegio che, per il nuovo leader del partito, potrebbe trasformarsi in un rischio. La Yachimovic si è giocata il posto allontanando in modo un po' brutale i notabili che, bene o male, rappresentavano comunque la storia recente del laburismo come  l'ex sindacalista Amir Peretz o l'ex ministro della Difesa Benyamin “Fuad” Ben Eliezer. Herzog avrà bisogno della loro esperienza e della tradizione che rappresentano, senza diventare prigioniero di un infinito "amarcord" che porterebbe poco di buono. 





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26 novembre 2013

 
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