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mercoledì 28 febbraio 2024
 

«Ho scritto una lettera con il dolore per la scomparsa di mio figlio»

Caro don Stefano, la lettera di Luigi su FC 3 mi ha convinta a scriverle questa mia che giace da tanto tempo tra le mie carte, dubbiosa se inviarla o no. Anni fa il mio amatissimo figlio moriva, lasciandomi il vuoto più assoluto. Passato un anno, trascurandomi e trascurando, dove niente più mi piaceva, con un dolore immenso che non voleva andarsene, io “gli ho scritto” poche parole: come stai? dove sei? La mia mano è diventata leggera e ha cominciato a vergare parole e poi tante frasi spirituali: mio figlio rispondeva. La materia può diventare Spirito? Il cielo può scendere se cerchiamo di salire sull’albero del sicomoro. Affaticata e oppressa sono andata con tutta la mia forza verso di Lui, il mio Cristo che ho sempre amato e cercato. E mi è stato dato il dono di vedere un pezzettino di cielo, la certezza assoluta che esiste un mondo operoso e amorevole lassù.

SILVIA

Cara Silvia, grazie della tua testimonianza. Luigi condivideva con noi qualche numero fa sul nostro giornale i suoi dubbi riguardo a Dio, e in particolare la difficoltà a mettere insieme fede e ragione. Anche il dolore per la morte di un figlio, forse il più grande che si possa sperimentare in vita, può condurre a conoscere Dio. Ma il dolore è e rimane uno scandalo («come può Dio permettere questo?») e può portare una persona – caso non infrequente – ad allontanarsi da Lui. Se i modi in cui arriviamo a percepire che “lassù qualcosa si muove” sono infiniti, siamo altrettanto certi che essi sono tagliati a misura su ciascuno di noi, secondo il cuore misericordioso di Dio che ha spazio per tutti. E, allora, rimane essenziale per tutti quella “salita sul sicomoro”, proprio come Zaccheo, (cfr. Luca 19,1-10) che citi tu. Il desiderio di vedere Gesù è la preparazione necessaria per incontrarlo.


08 febbraio 2024

 
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