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martedì 16 aprile 2024
 
Il blog di Gianfranco Ravasi Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

I fratelli e le sorelle di Gesù

«Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui con noi?» (Marco 6,3). Quante volte nella mia ormai lunga carriera di biblista sono stato interrogato sull’identità di questi «fratelli e sorelle» di Gesù. Ritorno, perciò, ora sul tema nella selezione delle varie domande ricevute in passato. In un’altra occasione Cristo aveva preso le distanze da loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?... Ecco mia madre e i miei fratelli: chi fa la volontà di Dio, costui è per me fratello, sorella e madre!» (si legga Marco 3,31-35).

Prescindiamo ora dal discorso teologico sulla verginità di Maria e cerchiamo di indicare le varie identificazioni di questi «fratelli e sorelle» escogitate fin dagli esordi del cristianesimo. Per un famoso testo apocrifo, il Protovangelo di Giacomo (II sec.), essi sarebbero in realtà «fratellastri» di Gesù, essendo i figli di un precedente matrimonio di Giuseppe. Sempre nel II sec. un autore cristiano di origine giudaica, un certo Egesippo, parlava di «parenti» di Gesù, processati dai romani sotto Domizino, sul finire del I sec. La tesi fu seguita da san Girolamo, in polemica con un tale Elvidio, suo contemporaneo (IV sec.), che affermava trattarsi dei figli avuti da Maria e Giuseppe.

Questa identificazione è sostenuta anche da alcuni esegeti moderni sulla base della frase di Luca in cui si afferma che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito» (2,7). In verità, il termine «primogenito» ha di per sé un valore soprattutto giuridico per affermare i diritti della primogenitura, tant’è vero che un documento aramaico del I sec. parla di una madre (anch’essa di nome Maria) che morì dando alla luce «il suo figlio primogenito»! Fermo restando che la fede cristiana antica ha dichiarato la verginità di Maria anche dopo la generazione di Gesù, possiamo proporre due considerazioni ulteriori.

Innanzitutto è vero che il termine greco dei Vangeli adelphós designa il «fratello di sangue» (il «cugino» è anépsios). Tuttavia nell’aramaico, che era la lingua dei primi cristiani, l’unico vocabolo ’aha’ definiva il fratello ma anche il cugino, il nipote e persino l’alleato. C’è, però, una seconda considerazione più significativa.

L’espressione «fratelli del Signore» nel Nuovo Testamento (Atti 1,14; 1Corinzi 9,5) designa in realtà un gruppo ben definito, quello dei cristiani di origine giudaica legati al clan nazaretano di Cristo. Essi costituirono una specie di comunità a sé stante, dotata di una sua autorevolezza al punto tale da poter proporre un proprio candidato come primo “vescovo” di Gerusalemme, Giacomo (Atti 15,13; 21,18). Essi, però, non sono mai chiamati, come Gesù, «figli di Maria».

In questa luce più che una designazione “genealogica” l’espressione «fratelli e sorelle di Gesù» mirerebbe a indicare un gruppo di pressione e persino di potere della Chiesa delle origini che si faceva forte del suo legame parentale-clanico con Gesù di Nazaret come spesso accadeva (e accade) nel Vicino Oriente.

Il loro rilievo emerge indirettamente nella controversia con Paolo riguardo al cosiddetto «giudeo-cristianesimo» che voleva imporre ai convertiti pagani un passaggio previo attraverso il giudaismo con la circoncisione prima di approdare al cristianesimo.


01 febbraio 2024

 
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