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I tempi lunghi di Padoan

Dal punto di vista dell’immagine il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan interpreta a meraviglia la crisi economica che viviamo. Egli ha come si usa dire, le phisique du role. Ogni volta che compare sui media il suo volto corrucciato e severo, gli italiani avvertono subito un brivido sulla schiena, mettono il portafogli in vista per dimostrare che no, non lo hanno aperto, rinunciano immediatamente a qualunque spesa voluttuaria, fosse anche una gazzosa al chioschetto e attuano immediatamente un programma di spending review in casa propria, provocando diffusi malumori in famiglia.

Eppure dietro quel volto corrucciato si nasconde un pallido ottimismo. Il ministro infatti ha parlato anche di ripresa. “Ci vuole tempo”, ha detto. Due anni, per vedere gli effetti delle riforme avviate dall'Italia. Keynes diceva che sui tempi lunghi siam tutti morti, lui alludeva ai fatidici cinque anni, ma anche due anni, per un Paese come il nostro allo stremo, sono davvero un'eternità.

Nel 2014 la crescita del nostro Paese sarà "molto inferiore" allo 0,8% previsto, ma è anche vero che sarà inferiore al previsto la crescita di tutta l'Eurozona. Pil comune mezzo gaudio, dunque. La buona notizia è che forse farà scendere a più miti consigli i rigoristi europei, quelli che hanno provocato la disoccupazione in mezza Europa. La vera battaglia di Padoan e del premier Renzi riguarda dunque i limiti di bilancio. Al prossimo Consiglio Ue straordinario per le nomine del 30 agosto, andrà in pressing sul tema della flessibilità e dell’allentamento del Fiscal Compact, necessari per stimolare la crescita in tutta l'Eurozona. In ballo ci sono dai cinque ai sei miliardi di risparmi ( e quindi di tasse o di tagli alla spesa).

Ciascuno deve "fare la sua parte", è convinto il ministro dell'Economia, che sollecita anche la Banca centrale Europea: intervenga per dare una spinta all'inflazione. Proprio così, avete capito bene. Senza una spinta ai consumi (con conseguente salita dei prezzi) l’Italia non riprenderà a correre. L’abbassamento dei salari, ricetta proposta da qualche solito economista rigorista e liberista sui giornali, non aiuta granché. E allora da che parte starà il nostro Padoan? Alzerà le tasse o favorirà i consumi?


18 agosto 2014

 
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