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venerdì 21 febbraio 2020
 

I vicini di casa di Enrico Rossi

"Vi presento i miei vicini di casa". Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha fatto qualcosa di politicamente scorretto. Di più: ha segnato un vero e proprio autogoal politico. Si è infatti fatto fotografare ("un selfie", si dice oggi) con una numerosa famiglia di etnia Rom che vive in un appartamento vicino al suo. Il post, messo sul suo sito Facebook ha ottenuto il primo giorno 2.500 "like" ma anche 3.500 commenti di ogni tipo. Nel programma di La7 "Piazzapulita" Dijana Pavlovic, attrice, attivista politica e portavoce dei Rom ne ha letti qualcuno. Uno mi è rimasto impresso per la ferocia, e perché rimandava all'epoca dell'odio nazista: "Se uno zingaro sta affogando, tu buttagli non una ciambella di salvataggio, ma moglie e figlio". Povero, ingenuo, Rossi, ma che ti ha preso? Ti ha preso un moto di umanità, anche se forse la pagherai cara.

Dunque - al di là delle personali opinioni politiche che possono essere diametralmente opposte - prendiamo atto che Rossi ha fatto qualcosa di molto coraggioso, qualcosa di civile e umano, ancorché sconveniente politicamente. I Rom (un popolo che fu vittima dello sterminio nazista) sono diventati l'oggetto dei commenti più vergognosi, sono spesso discriminati, odiati e sono diventati l'oggetto delle politiche dei nuovi gruppi neofascisti, che stanno risorgendo dai circoli dove tiravano malamente a campare proprio attraverso la xenofobia. L'altro giorno abbiamo dovuto assistere a una manifestazione di uno i questi circoli neofascisti davanti alle scuole per non far entrare i bimbi di etnia rom a scuola, una delle manifestazioni più vergognose della storia d'Italia.

C'è anche un partito, la Lega Nord di Salvini, che sui rom ci campa parecchio, al punto da passare dal 3 al 10 per cento dei consensi grazie anche alle critiche nei campi rom e alla politica degli sgomberi. Il Rom ormai è diventato un prodotto politico, buono per chi li avversa ma anche per chi in nome di un preteso buonismo ne fa oggetto di politiche assistenzialiste o ghettizzanti. I campi rom sono stati costruite a decine di chilometri da negozi, centri abitati e scuole, con conseguenze igieniche e sociali drammatiche, dove prevale il senso tribale dell'illegalità e della violenza. E dove i bambini non possono andare a scuola.

Papa Francesco non cessa di ricordare che "i gruppi più deboli sono quelli che più facilmente diventano vittime delle nuove forme di schiavitù, vittime dell'accattonaggio forzato". Eppure non si può andare da nessuna parte, aggiunge, "nella mancanza di strutture educative per la formazione culturale e professionale". Francesco ha citato i pregiudizi quando da vescovo vedeva salire sull'autobus dei bimbi rom e l'autista annunciava "occhio al portafoglio". Sono pregiudizi, ma ormai fanno parte del nostro vivere. Ma coi pregiudizi e senza umanità non andremo molto lontano, non risolveremo mai il complesso problema dei rom, che si può risolvere solo con l'integrazione (nel rispetto della legalità). Faremo solo il gioco di certa politica, che infatti non ha nessuna intenzione di risolvere il problema. Gli interessi solo che galleggi in mezzo a noi. Per il resto ci pensa il saluto romano.

 


02 dicembre 2014

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