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venerdì 21 febbraio 2020
 

II Domenica di Avvento (anno A) - 8 Dicembre 2019

La voglia di amare che purifica il cuore - 

Già la scure è posta alla radice degli
alberi; perciò ogni albero che non dà
buon frutto viene tagliato e gettato
nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la
conversione; ma colui che viene dopo di
me è più forte di me e io non sono degno
di portargli i sandali; egli vi battezzerà
in Spirito Santo e fuoco.

Matteo 3,1-12

«Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?”». Che caratterino, Giovanni Battista: vede che i capi religiosi vengono al suo battesimo e li apostrofa così. «Razza di vipere»: la vipera è un serpente infi­do e velenoso, te la ritrovi nascosta anche nei centri abitati. Giovanni dice a costoro di essere della razza delle vipere, ossia nati da un serpente. Che vuol dire? Insiste: «Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?».

Cosa è questa ira e chi è che fa credere di poterla sfuggire? Ci sono cose che allontanano dall’amore e avvicinano all’ira. Ci sono atti che attirano il disordine. Nella Scrittura l’ira di Dio non è un momento di nervosismo attribuito alla divinità, ma una chiave per intendere ciò che succede quando si ri­fiuta il bene: allora la realtà diviene ostile, come succede in Genesi 3, nel racconto di Adamo ed Eva.

Proprio lì il serpente in persona diede una lezione a cui l’umanità ha creduto: «Non morirete affatto! Anzi…» (Gen 3,4). Abbiamo imparato a non temere di peccare, a non aver paura delle conseguenze degli atti disordinati. Qualcuno ci ha insegnato che si può sfuggire all’ira imminente: mentire non è un problema, non osservare le norme non è grave, crogiolarsi nella sensualità che vuoi che sia? Così ci siamo addestrati nell’arte ipocrita di vivere di compromessi, pensando che tanto non succede niente. Ma Giovanni Battista dice che «la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Magari! Magari venisse questa scure nella nostra vita! Ci strappasse tutto ciò che non è salvezza, tutto ciò che è estraneo all’amore, incompatibile con il Cielo, alieno al bene.

PRE-PANETTONE

 - 

Abbiamo imparato a barcamenarci, sappiamo presentarci da quell’uomo austero che è il Battista con il capo cosparso di cenere, ma le tasche piene di disobbedienza e mezze misure, perché, dice il proverbio, “passata la festa, gabbato lo santo”. È cominciato l’Avvento. Tranquilli, passa pure questo e ci lascerà esattamente come ci ha trovati. Si dice che arrivi tanta bellezza, che venga Colui che «battezzerà in Spirito Santo e fuoco» e mette la vita di Dio nell’uomo! Ah sì? Interessante. Ecco il rischio: che anche questo avvento non ci serva a niente. Che sia l’ennesimo atto formale-liturgico pre-panettone. Poi passerà il Natale e arriverà la Quaresima, la Pasqua e il dono dello Spirito… e noi saremo sempre gli stessi mezzi-cristiani. Mai del tutto, non esageriamo. «Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile ». C’è da chiedere una grazia: di non farcela più. Di patire il non-amore che abbiamo dentro. Di essere torturati dalla nostra ambiguità. Dice un Salmo: «Odiate il male, voi che amate il Signore». Il Signore ci doni questo odio che è una scure interiore: la voglia di vivere bene e di amare che purifi­ca il cuore.


05 dicembre 2019

 
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