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lunedì 03 agosto 2020
 

II domenica di Pasqua o della Misericordia - 19 aprile 2020

Stiamo vivendo liturgicamente il tempo di Pasqua e un richiamo forte che la parola di Dio ci offre in questo tempo è quello relativo alla testimonianza di fede, all’annuncio della risurrezione del Signore. Gli Atti degli Apostoli, nella lettura di questa seconda domenica, ci raccontano che, fin da subito, l’annuncio che i discepoli cominciano a portare al mondo trova ostacoli e chiusure, proprio da parte delle autorità religiose.

A loro però è data una forza e una franchezza che viene dallo Spirito Santo, che li sostiene nel rendere testimonianza: «Vedendo la franchezza di Pietro e Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti...». Gli anziani di Israele sono preoccupati di questa predicazione e minacciano gli apostoli per farli tacere, ma Pietro e Giovanni a loro volta replicano: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

La testimonianza cristiana nasce proprio da qui, da ciò che i discepoli hanno visto e ascoltato. Ma di che cosa si tratta? A cosa si riferiscono Pietro e Giovanni? Certamente a tutto ciò che Gesù aveva compiuto durante il suo ministero pubblico, cioè le sue parole rivolte alle folle in Galilea e i segni da lui compiuti, ma soprattutto agli incontri dopo la sua passione e la sua morte. Ciò che hanno visto e hanno ascoltato e che non possono tacere è l’esperienza di Gesù risorto.

Il Vangelo di oggi ci fa meditare una di queste apparizioni in cui Gesù ritorna dai suoi, facendosi riconoscere, vivo e risorto, mentre «soffia» su di loro lo Spirito Santo per donare loro la pace e per inviarli nel suo nome a portare al mondo la grazia del perdono. Questa scena si ripete due volte e l’evangelista Giovanni sottolinea il fatto che la prima volta l’apostolo Tommaso è assente; quando gli viene riferito dagli altri discepoli che Gesù in persona si è presentato a loro, la sua reazione è di totale incredulità. La sua risposta è proverbiale: Tommaso vuole toccare con mano. Così quando il Signore ritorna per la seconda volta, si rivolge direttamente a lui, invitandolo a toccare le ferite della sua passione, ma soprattutto ad abbandonare la sua incredulità: «Non essere incredulo, ma credente!».

A quel punto Tommaso riconosce il Signore risorto facendo la sua professione di fede: «Mio Signore e mio Dio!». E il Signore gli risponde con una beatitudine rivolta a tutti noi: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». È proprio a motivo di questo, della fede in coloro che lo hanno visto risorto e ce lo hanno annunciato, che anche noi possiamo essere suoi testimoni. Noi siamo gli apostoli di oggi, nella luce e nella forza dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto quando siamo arrivati alla fede, cioè nel giorno del nostro Battesimo, possiamo portare anche noi l’annuncio della risurrezione e del perdono dei peccati. Vinci Signore la nostra incredulità, rinnova in noi la grazia del tuo Santo Spirito, rendici oggi tuoi testimoni presso i nostri fratelli. 


16 aprile 2020

 
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