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giovedì 23 settembre 2021
 

II DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO A - 16 MARZO 2014

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. [...] Una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
Matteo 17,1-9

IN CAMMINO CON GESU' VERSO L'ALTO MONTE CHE LUI CI INDICA.
Pietro ha da poco professato la sua fede nel «Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16) rispondendo, anche per tutti noi, alla domanda del Maestro: «Voi chi dite che io sia?». Subito dopo Gesù inizia a spiegare ai discepoli la necessità per il Figlio di Dio di passare attraverso la croce e detta le condizioni per seguirlo: «Perdere la propria vita per causa del Vangelo» (Mt 16,25).

Nel momento in cui la gloria e la croce si vanno confermando, l’una come l’orizzonte finale della storia di Gesù e dell’umanità e l’altra come l’orizzonte attuale per la vita del Maestro e del discepolo, gli amici del Signore stentano a capire: hanno “sei giorni” per ripensare a quanto è stato chiesto loro; poi Gesù «prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni» per condurli «in disparte, su un alto monte».

I Dodici, pur sentendosi in grado di capire e di condividere la gloria, non vogliono permettere a Gesù di dover passare attraverso rifiuti e vergogna, come un malfattore.

LA GLORIA DEL MAESTRO.
Oggi saliamo anche noi sul monte alto, in disparte con Gesù, per vedere la gloria del Maestro. Lo facciamo nel contesto liturgico della Quaresima, tempo di conversione seria e gioiosa, di penitenza in vista della speranza pasquale, della gioia piena del Regno di Dio. A quali condizioni? Ne indichiamo tre. La prima: superare i facili entusiasmi, attendere che il Signore manifesti in tutto la sua volontà e pregare perché possiamo vincere quella pusillanimità (un cuore ristretto e chiuso in sé stesso) che ci porta a dire: «No, Signore» questo non “mi” accadrà mai.

Quanto abbiamo bisogno di purificarci dai “no” detti al Signore! La seconda: immergersi nella verità del Vangelo che può essere espressa nella promessa di gloria che splende luminosa all’ombra della croce. La trasfigurazione è forse l’evento attraverso il quale Gesù dona ai discepoli di essere rafforzati e confermati nella speranza: chi si impegna con magnanimità (un cuore grande, aperto alla volontà di Dio) a condividere il destino di Gesù e lo fa proprio, vede già la gloria di Dio. La terza: ascoltare il «Figlio amato».

È la condizione che suggerisce lo stile che i discepoli devono assumere: alla fine «non videro che Gesù» e furono invitati a non parlare della gloria ricevuta con “il privilegio di vedere”, ma a obbedire allo stesso Gesù che chiede loro di stare nel quotidiano e di conservare il futuro nel cuore. Anche noi oggi parliamo della croce: non rendiamola inutile inseguendo privilegi o tentando di far cambiare idea a Dio! Stiamo con il Signore in quella “ferialità” che, nella speranza, rende fruttuoso il nostro cammino verso “l’alto monte” che Gesù ha indicato e scelto per sé e per noi.
Lo facciamo con fede sicura, serena e gioiosa.


13 marzo 2014

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