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lunedì 18 ottobre 2021
 
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II domenica dopo Pentecoste - 14 giugno

Il testo evangelico di questa domenica termina con questo invito: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste», che il Signore Gesù rivolge alle folle che lo seguono. Si trovano all’interno del Discorso della montagna, e ruotano attorno alla rivelazione fondamentale dell’insegnamento di Gesù, cioè che Dio è Padre, un Padre amorevole che ama tutti i suoi figli, ogni creatura infatti è voluta e amata da lui.

Il suo è un amore che non fa alcuna distinzione, neppure tra i buoni e i cattivi, come faremmo noi, Dio infatti «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti». Ma di quale perfezione si sta parlando dunque? È la perfezione dell’amore, la perfezione non tanto di chi non sbaglia mai, non è questo che Dio pretende dai suoi figli, ma di una perfezione che potremmo definire una somiglianza, cioè  saper amare senza fare distinzioni come Dio stesso. È questo infatti il vero significato dell’invito all’amore verso i nemici, che tante volte ci sorprende e ci mette in crisi: «Amate per i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli».

Dunque essere figli significa fare come il Padre, assomigliare a lui nell’amore che non fa distinzioni. Dio non ha nemici, ha solo figli che ama nello stesso modo, senza fare preferenze. Ai suoi figli dunque chiede la stessa cosa, di guardare a ciascuno come un fratello o una sorella, creatura amata dal Padre perché da lui generata e voluta. Dio manda gratuitamente i suoi doni, il sole e la pioggia, su tutti, perché figli amati. Chi è ingiusto o cattivo, ci ricorda il Vangelo, riceve da Dio ugualmente i suoi doni per poter vivere, e non maledizioni o malattie.

Anche chi si atteggia da nemico, Dio lo tratta da amico, perché non smette di essere suo figlio. Questo è il significato ultimo dell’invito ad amare i nemici e forse è anche il segreto per cambiare il cuore del nemico. Quando poi siamo noi a dichiararci nemici di Dio, lui non ci distrugge, neppure ci condanna, continua ad amarci e a trattarci da figli, perché il nostro cuore possa lasciarsi nuovamente conquistare dal suo amore paterno.

Così ci suggerisce anche la sapienza di Israele, nel testo del libro del Siracide di quest’oggi, ricordando la fragilità di cui è fatto l’uomo, ma anche la necessità di una sollecitudine verso tutti: «Il Signore creò l’uomo dalla terra, e ad essa di nuovo lo fece tornare. Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene… Disse loro: “Guardatevi da ogni ingiustizia!” e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo». Nell’ordine creaturale di Dio dunque, è già inscritto questo precetto di cura reciproca, nella consapevolezza della nostra fragilità e del nostro limite, perché siamo fatti di terra. Donaci Signore la consapevolezza della nostra fragilità umana e rendici capaci di autentica fraternità: nessuno infatti è nostro nemico, poiché tu sei il Padre nostro e il Padre di tutti.


11 giugno 2020

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