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lunedì 18 ottobre 2021
 

III Domenica di Avvento - Domenica 14 dicembre 2014

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? [...]». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore».
Giovanni 1,6-8.19-28

UNA SPERANZA CHE NON DOBBIAMO FARCI RUBARE

Quant’è bella la libertà di Giovanni Battista! Ai sacerdoti inviati a interrogarlo con ostilità dai Giudei di Gerusalemme, risponde con limpidezza di non essere lui il Cristo, a differenza di quello che forse anche alcuni dei suoi discepoli pensavano; di non essere l’Elia definitivo e nemmeno il profeta ultimo, atteso dal popolo. Se facessimo un confronto con tutte le volte che noi siamo tentati di occupare la scena, magari approfittando indebitamente di ruoli e compiti che non sono nostri…

Il Battista non rivendica, dunque, di essere la Parola, ma si presenta semplicemente come una voce, che scuote perché ci si disponga ad accogliere e ascoltare la Parola. È voce che risuona nel deserto del mondo. Quante volte raccolgo dalle persone che incontro la confidenza delle angosce che soffrono, delle difficoltà che attraversano questo tempo, che a volte sembra essere divenuto inospitale e arido, appunto come un deserto. Altre sono vittime di quella “desertificazione” spirituale che è «frutto del progetto di società che vogliono costruirsi senza Dio o che distruggono le loro radici cristiane» (Evangelii gaudium 86).

A ciascuno vorrei ripetere con forza l’appello di papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la speranza!». Tanto più che «è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi, uomini e donne».

VIE ILLUSORIE.

Se ci guardiamo attorno non fatichiamo a riconoscere l’esperienza di tanti che ritornano alla fede e all'appartenenza alla Chiesa dopo aver toccato con mano quanto illusorie e sterili siano altre vie. Così, il deserto finisce per essere il luogo in cui «si torna a scoprire il valore di ciò che è essenziale per vivere». Lo stesso appello dei profeti – «Rendete diritta la via del Signore» (Gv 1, 23) – poggia sulla certezza che questo deserto è abitato: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete» (Gv 1,26).

L’inviato di Dio viene, come sottolinea Isaìa, «a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore» (Is 61,1-2). Queste parole – che, come ricorderete, Gesù riprenderà e farà sue nel discorso programmatico pronunciato nella sinagoga di Nazaret – chiariscono che i primi destinatari della salvezza sono proprio i poveri: se di loro il Signore non si dimentica, non potrà scordarsene nemmeno chiunque intenda vivere nella fedeltà al suo Vangelo.

Nel nostro cammino incontro al Natale, la liturgia di questa domenica – mentre ci richiama al fatto che non siamo noi la luce – ci affida la responsabilità di esserne testimoni per diffonderla e diradare le tenebre del compromesso, dell’ingiustizia e dell’egoismo senza limiti.


11 dicembre 2014

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