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lunedì 27 settembre 2021
 

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A) - 4 MAGGIO 2014

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Luca 24,13-35

TESTIMONI FELICI DI APPARTENERE A CRISTO RISORTO 

I singoli evangelisti, attingendo alla singoli evangelisti, attingendo alla memoria viva degli apostoli e della comunità cristiana, raccontano quanto sanno di Gesù, quanto hanno capito di lui: così tutto diventa messaggio di fede per noi, oggi. Spesso il loro racconto è pieno di gioioso entusiasmo. A volte diventa quasi inadatto a contenere tutto quello che si potrebbe dire. E così i ricordi si accavallano e non sempre sono coerenti come molti di noi vorrebbero, ma con pazienza e amorevole attenzione noi ascoltiamo e facciamo tesoro di tutto.

San Luca ci ha conservato la storia di due discepoli “distratti” e forse vuole comunicarci quanto può essere pericolosa la distrazione da «tutto ciò che nelle Scritture si riferisce a Gesù». In particolare questa distrazione è fuorviante se si fa compagna della tristezza o da essa si lascia ingigantire: a volte siamo così presi dalla tristezza da dimenticare tutto il bene che c’è stato in un incontro, in una relazione ricca di bene.

La memoria di Gesù non è mai nostalgia di lui perché, anche se noi fuggiamo «lontano da Gerusalemme», egli si fa compagno di viaggio, ci parla, si mette a tavola con noi, spezza il Pane e si fa riconoscere sotto i segni di una carità che si è spesa a prezzo della vita e per questo è custodita da una realtà che non può venir meno.
È la carità di Dio che ha molti nomi e molti modi per raggiungerci: è salvezza, misericordia, fiducia… Ma soprattutto è carità in ogni parola e gesto del Vangelo che rivive in ogni Eucaristia per la vita del mondo.

FARE MEMORIA.

I due di Emmaus sono stati i primi a sperimentare l’efficacia e la gioia del fare memoria dell’amore intramontabile di Dio, guidati in questo dallo stesso Signore Gesù. E noi oggi, come e più di loro, abbiamo bisogno che questo incontro accada e ci ispiri due decisivi “movimenti”: il ritorno alla sorgente del Vangelo dentro la comunità e la missione che, nella memoria viva del Maestro, si sprigiona da ogni Eucaristia.

Così la Pasqua non ha in sé solo una dinamica celebrativa, una forza che ci chiama e ci raduna a rendere grazie, ma una dinamica ancor più forte ed esigente che ci rende capaci di manifestare e contagiare di gioia l’umanità intera. Nella Pasqua c’è tutto quello che noi siamo e, poiché è dalla Pasqua che nasciamo, abbiamo in noi il bisogno di rinascere al mondo come testimoni felici di appartenere al Risorto.

C’è infatti come un punto insuperato e insuperabile della storia umana ed è il momento in cui Dio si rivela come pieno esaudimento di ogni bisogno di autenticità. La Chiesa trova questa autenticità nel testimoniare che «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4,12). Ed è nel nome di Gesù, il Crocifisso Risorto, che desideriamo contagiare ogni uomo con quell’amore che ha salde radici nella fedeltà al suo Vangelo.


30 aprile 2014

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