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giovedì 23 settembre 2021
 

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) 23 MARZO 2014

Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». [...] Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». [...] Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Giovanni 4,5-42

TESTIMONI ENTUSIASTI DELL’INCONTRO CON IL SIGNORE GESÙ

Abbiamo letto un brano straordinario per la sua forza di condurci all’“acqua viva” nella quale le nostre fatiche, i nostri dubbi e la nostra sete di salvezza trovano risposte che convincono la mente e saziano il cuore. Anche Gesù ha sperimentato la fatica, «affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo». È questo il luogo di un particolarissimo incontro: il Signore vuole dare riposo e ristoro, vuole suscitare un cammino di speranza alla Samaritana, che però inizialmente è restia e dubbiosa. Ma di Gesù questa donna, che tutti ci rappresenta, ha un bisogno immenso!

A volte anche noi, come lei, tentiamo di difenderci, ci mettiamo a indagare il mistero di Dio che ci vuole incontrare e gli domandiamo: «Come mai?». Sì, non conosciamo il dono di Dio e forse non ci affidiamo ancora del tutto a lui, non ci sentiamo pienamente suoi figli e non siamo abbastanza liberi di incontrarlo nel segno della confidenza, e allora ci meravigliamo che proprio Dio voglia rivolgerci la sua Parola e donarci il suo amore!

CUORE DIVISO.

Come la Samaritana possiamo dubitare delle capacità di Dio, possiamo ostinarci a credere che “non abbia il secchio” adatto per attingere alle sofferenze del nostro cuore, per comprenderle e sanarle. Come per questa donna, forse il nostro cuore è ancora diviso; è “adultero” e non sa abbandonarsi a un solo amore. È un cuore ancora “sospeso” tra la mondanità e la fiducia, tra le molte cose in cui cerchiamo consolazione e la vera fonte della salvezza. Ma oggi scopriamo che “bere all’acqua che Gesù ci dona” significa “non avere più sete in eterno”.

È posta così la questione di fondo per la nostra intera esistenza cristiana: chi altri ci ama in modo così intenso e con tanta efficacia da donarci “spirito e verità” perché giungiamo alla fonte di ogni vita, al Padre che spesso così inconsapevolmente noi cerchiamo e adoriamo? La Samaritana, presa per mano da Gesù compie un cammino di fede al termine del quale l’evangelista Giovanni ce la consegna come testimone credibile, tanto da suscitare in altri la sua stessa sete iniziale. Nella città «molti credettero in lui per la parola della donna».

Perché questa donna ci rappresenta? Siamo disorientati e stanchi, abbiamo bisogno che Gesù faccia una sosta accanto a noi, che si sieda in casa nostra e rinnovi il nostro desiderio di pienezza, ci offra di nuovo quell’acqua battesimale grazie alla quale abbiamo ricevuto lo Spirito di verità. In esso siamo diventati figli di Dio, possiamo e dobbiamo rinvigorire ancora la fiducia nel Padre che desidera prenderci per mano e consegnarci al mondo come “precursori” e testimoni entusiasti dell’incontro con Gesù, che è già avvenuto, ma che in ogni istante si rinnova. Se lasciamo che questo accada non si affievolirà mai in noi la gioiosa consapevolezza di essere portatori di grazia nel mondo che Dio ama.


19 marzo 2014

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