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domenica 24 ottobre 2021
 
Rito ambrosiano Aggiornamenti rss Padre Giulio Michelini

III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Questo tempo liturgico dopo Pentecoste ci accompagna a rileggere l’intero piano della salvezza, a partire dalla creazione: «Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». Il libro della Genesi ci ricorda anche il luogo nel quale Dio pone l’uomo perché possa realizzare il suo disegno di bene è un giardino affidato alle sue mani: «Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato… perché lo coltivasse e lo custodisse». Dentro il progetto di Dio troviamo dunque fiducia e insieme responsabilità: quanto Dio ha creato è affidato all’uomo, alle sue mani, con un duplice scopo, coltivarlo cioè fare in modo che porti frutto, ma anche custodirlo, cioè averne cura perché non torni ad essere un luogo informe e deserto.

Da un punto di vista simbolico queste parole così antiche sono molto attuali, cioè ci ricordano quale rischio oggi stiamo correndo: il giardino che Dio ci ha affidato può trasformarsi nuovamente in un deserto, un luogo inospitale e invivibile. Nella sua notissima enciclica Laudato si’, papa Francesco ha esortato non solo i credenti, ma ogni uomo, a prendersi cura della terra che è la casa comune di tutta quanta l’umanità, ricordando a tutti il compito che Dio ci ha affidato: coltivare e custodire la terra. Il rischio che stiamo correndo, viene infatti da un cattivo uso non solo dei doni di Dio, ma della nostra stessa libertà: si tratta del peccato che ha fatto la sua comparsa fin dall’origine della creazione. San Paolo nella lettera ai Romani lo ricorda in modo chiaro: «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte…»; ma ricorda anche che, a seguito della caduta, Dio ha o‘erto in Gesù una nuova possibilità, un nuovo inizio: «Il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti».

Dunque nel Figlio Gesù, Dio fa nascere una nuova umanità, permette a tutti di non rimanere preda del peccato, ma di potersi riscattare in una nuova nascita, una nuova creazione. È la salvezza che Gesù è venuto a portarci e che, nel dialogo con Nicodemo, descrive come un rinascere dall’alto, rinascere nuovamente attraverso il dono dello Spirito. Proprio in quello stesso dialogo, che troviamo nel Vangelo di oggi, il Signore spiega ancora più chiaramente a Nicodemo e a tutti noi, che proprio questo è il desiderio di salvezza di Dio: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui, non vada perduto ma abbia la vita eterna». Ecco allora il dono che viene dall’amore di Dio, che ci ridà „ducia, senza alcuna condanna: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». L’amore di Dio dunque apre sempre a nuove possibilità e ci permette di vincere il male, in noi e nel mondo.


19 giugno 2020

 
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