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Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

Il caso Stamina e lo zampino delle "Iene"

Il presunto "metodo Stamina" e il suo guru Davide Vannoni perdono credibilità di giorno in giorno. A metterli sotto accusa non è soltanto il mondo scientifico, che fin dall'inizio ha espresso dubbi e perplessità sul caso, ma anche i pazienti che ora cominciano a sentirsi truffati. E, a quanto pare, emergono fatti che potrebbero addirittura portare il citato Vannoni al rinvio a giudizio.

Saranno la storia e la giustizia a dire se si tratti di un fenomeno che, come già accaduto altre volte in passato (si pensi, per esempio, al "metodo Di Bella" per la cura dei tumori), ha generato false speranze in moltissimi malati e nei loro parenti, pronti a credere a qualunque possibilità di guarigione.
Un dato è certo: tutta questa storia ha avuto il suo motore nella visibilità televisiva, alimentata dai numerosi servizi che la trasmissione "Le Iene" (Italia 1) ha dedicato alla vicenda.
Giulio Golia, uno degli inviati di punta del programma di Davide Parenti, ha girato l'Italia in lungo e in largo realizzando una ventina di servizi sul metodo Stamina e sui presunti benefici che alcuni piccoli pazienti ne avrebbero tratto.

La notorietà della trasmissione e il tono giornalistico che fa somigliare molti servizi a vere e proprie inchieste hanno fatto il resto, scoprendo la pentola di questo caso tanto controverso. Se da un lato puntare i riflettori su Vannoni e sulla sua presunta cura ha portato a esaminare scientificamente il metodo, dall'altro questa risonanza televisiva ha alimentato le tifoserie e favorito lo schierarsi "pro" o "contro" la cura in maniera superficiale ed emotiva.

Ancora una volta si è manifestata chiaramente la cinica tendenza della televisione a sfruttare il dolore e la disperazione per farne spettacolo, legittimando comportamenti e cosiddetti "protocolli sanitari" ancora tutti da verificare.
Ce n'era davvero bisogno?


23 dicembre 2013

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