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venerdì 15 novembre 2019
 

Il giuramento dei sopravvissuti di Mauthausen

Caro don Antonio, sono la figlia di un deportato politico morto a Mauthausen 17 giorni dopo la liberazione del lager avvenuta il 5 maggio 1945. Faccio parte dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati). Da anni cerco di portare avanti in famiglia, tra gli amici, nelle scuole i valori che ci hanno insegnato i nostri deportati per la costruzione di un’Europa solidale e accogliente di cui si parla nel Giuramento di Mauthausen. Durante il nazismo Mauthausen era il terribile lager dei deportati politici provenienti da tutte le nazioni europee occupate dai nazisti. Lì furono deportati anche migliaia di lavoratori del Centro-Nord Italia a seguito degli scioperi del marzo ’44. Dopo la liberazione i sopravvissuti, pur ridotti a larve umane, ebbero la forza di scrivere il Giuramento che le riporto. «Ecco spalancate le porte di uno tra i lager più duri e micidiali: Mauthausen. Noi partiremo verso tutte le direzioni dell’orizzonte per raggiungere i nostri liberi Paesi dove non c’è più fascismo. I deportati oggi liberi, ieri ancora minacciati di morte dalla mano dei carnefici del nazismo, ringraziano dal profondo del cuore le vittoriose armate alleate per la loro liberazione e salutano tutti i popoli in nome della loro libertà riconquistata. La permanenza di lunghi anni nei lager ci ha convinto del valore della fraternità. Fedeli a questo ideale giuriamo solidarmente e di comune accordo di continuare la lotta contro l’imperialismo e le sollecitazioni nazionalistiche. Così come grazie allo sforzo comune di tutti i popoli il mondo è stato liberato dalla minaccia nazista, così dobbiamo considerare la conquistata libertà come un bene comune a tutti i popoli. La pace e la libertà sono la garanzia della felicità dei popoli così come l’edificazione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola strada per la collaborazione pacifica degli Stati e popoli. Noi vogliamo, ora che abbiamo ottenuto la nostra libertà e quella delle nostre nazioni, custodire il ricordo della solidarietà internazionale esistente nei lager e trarne la seguente lezione: seguire un comune cammino, quello della comprensione reciproca, della collaborazione alla grande opera dell’edificazione di un mondo nuovo, libero e giusto per tutti. Noi non scorderemo mai gli immensi sacrifici di tutte le nazioni che hanno posto le basi per l’edificazione di un mondo nuovo. In ricordo di tutto il sangue sparso da tutti i popoli, in ricordo dei milioni di nostri fratelli assassinati dal nazismo, noi giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Sulle sicure basi della fraternità internazionale noi vogliamo costruire il più bel monumento che è possibile realizzare per i combattenti caduti per la libertà: IL MONDO DELL’UOMO LIBERO. Noi ci rivolgiamo al mondo intero chiedendo: Aiutateci in questo sforzo! Viva la solidarietà internazionale! Viva la libertà!» (Appelplatz, 16 maggio 1945).

RAFFAELLA LORENZI 

figlia di Cesare, operaio Falck, deportato a Mauthausen (www.deportati.it)


27 gennaio 2019

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