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lunedì 06 dicembre 2021
 

Il lavoro e la domenica

Di fronte alla crisi economica si diffonde la convinzione che dobbiamo lavorare di più. Se questa ipotesi è auspicabile per i tanti (troppi) disoccupati, precari e cassaintegrati, lo stesso non può dirsi per padri e madri che, già ora, hanno poco tempo da dedicare a sé stessi e alla famiglia. Si dice che il lavoro nobilita l’uomo, ma perché sia vero occorre realizzarsi anche al di fuori di esso. Il lavoro è uno strumento, non il fine della vita. Alcuni tragici fatti di cronaca di madri che, nella fretta, hanno dimenticato i figli in macchina, evidenziano che c’è qualcosa che non va nei nostri ritmi. Altro che lavorare la domenica! Dobbiamo ripensare il lavoro quotidiano. Giustamente si parla di equa distribuzione delle ricchezze. Ma, forse, è bene parlare anche di equa distribuzione del lavoro. Così, chi ne è privo potrà finalmente averlo. Chi ne ha troppo alleggerirà il suo peso.

Stefano G.

Più che il lavoro in sé, dobbiamo mettere in discussione i nostri stili di vita. O, meglio, che tipo di società vogliamo costruire. E con quali valori a fondamento. Se il nostro obiettivo è il consumismo, da realizzare a ogni costo, ogni scelta è giustificabile. Anche quella che ci opprime. Ma se vogliamo costruire una società a misura umana, che non degradi le persone, come fossero oggetti o semplici ingranaggi di un meccanismo economico, allora le scelte da fare sono altre. E con coraggio. Sono quelle che anche tu suggerisci, caro Stefano. Perché il lavoro sia un mezzo per vivere e realizzarsi. Non una schiavitù. Tra l’altro, è dimostrato che dove c’è armonia tra esigenze lavorative e quelle familiari, la resa economica è superiore.


14 febbraio 2012

 
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