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martedì 04 agosto 2020
 

Il Papa: «La rigidità non è un dono di Dio, i rigidi sono cattivi o ipocriti»

Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, talvolta persino una doppia vita, i rigidi non sono liberi, sono schiavi della legge, Dio invece dona la libertà, la mitezza, la bontà. Questo il messaggio principale dell’omelia del Papa nella messa del mattino celebrata a Santa Marta.

Il Vangelo del giorno racconta l’episodio di Gesù che guarisce una donna di sabato provocando lo sdegno del capo della Sinagoga perché sarebbe stata violata la Legge del Signore. «Non è facile – commenta il Papa - camminare nella Legge del Signore, è una grazia che dobbiamo chiedere». Gesù lo accusa di essere ipocrita, una parola che «ripete tante volte ai rigidi, a quelli che hanno un atteggiamento di rigidità nel compiere la legge», che non hanno la libertà dei figli, «sono schiavi della Legge». Invece, «la Legge - osserva - non è stata fatta per farci schiavi, ma per farci liberi, per farci figli. Dietro la rigidità c’è un’altra cosa, sempre! E per questo Gesù dice: ipocriti!».

Francesco sulla rigidità usa parole molto dure: «Dietro la rigidità», spiega, «c’è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Ma la rigidità no! Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c’è anche qualcosa di malattia. Quanto soffrono i rigidi: quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono! Perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati. E soffrono tanto! Sembrano buoni, perché seguono la Legge; ma dietro c’è qualcosa che non li fa buoni: o sono cattivi, ipocriti o sono malati. Soffrono!».

Papa Francesco ricorda la parabola del figlio prodigo, in cui il figlio maggiore, che si era comportato sempre bene, s’indigna col padre perché riaccoglie con gioia il figlio minore dissoluto, ma tornato a casa pentito.  Questo atteggiamento, spiega il Papa, fa vedere cosa c’è dietro una certa bontà: la superbia di credersi giusto: «Quello sapeva che aveva un padre e nel momento più buio della sua vita è andato dal padre; questo soltanto del padre capiva che era il padrone, ma mai lo aveva sentito come padre. Era un rigido: camminava nella Legge con rigidità. L’altro ha lasciato la Legge da parte, se ne è andato senza la Legge, contro la Legge, ma ad un certo punto ha pensato al padre ed è tornato. E ha avuto il perdono. Non è facile camminare nella Legge del Signore senza cadere nella rigidità».

Poi il Papa ha concluso l’omelia con questa preghiera: «Preghiamo il Signore, preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che credono che camminare nella Legge del Signore è diventare rigidi. Che il Signore faccia sentire loro che Lui è Padre e che a Lui piace la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l’umiltà. E a tutti ci insegni a camminare nella Legge del Signore con questi atteggiamenti».  


24 ottobre 2016

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