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lunedì 10 agosto 2020
 

Il Papa: «Rigidità e mondanità sono un disastro per i preti»

I sacerdoti siano mediatori dell'amore di Dio, non intermediari che pensano al proprio interesse. È il monito di papa Francesco nell'omelia alla Messa celebrata venerdì mattina a Santa Marta durante la quale ha messo in guardia dai «rigidi» che caricano sui fedeli cose che loro non portano, ha denunciato la tentazione della mondanità che trasforma il sacerdote in un funzionario e lo porta ad essere «ridicolo». La rigidità,  ha sottolineato il Papa, «non si può mantenere tanto tempo, totalmente. E fondamentalmente è schizoide: finirai per apparire rigido ma dentro sarai un disastro». Poi un monito contro la mondanità: «Un sacerdote mondano, rigido è uno insoddisfatto perché ha preso la strada sbagliata».

Il Pontefice ha parlato dei «cristiani insoddisfatti, tanti, che non riescono a capire cosa il Signore ci ha insegnato, non riescono a capire il nocciolo proprio della rivelazione del Vangelo». Quindi, si è soffermato sui preti «insoddisfatti» che, ha avvertito, «fanno tanto male». Vivono insoddisfatti cercano sempre nuovi progetti, «perché il loro cuore è lontano dalla logica di Gesù» e per questo «si lamentano o vivono tristi».

La logica di Gesù, ha ripreso, dovrebbe dare invece «piena soddisfazione» a un sacerdote. «È la logica del mediatore». È diverso dall'essere intermediario, che «fa il suo lavoro e prende la paga». Invece «il mediatore perde se stesso per unire le parti, dà la vita, se stesso, il prezzo è quello: la propria vita, paga con la propria vita, la propria stanchezza, il proprio lavoro, tante cose, ma, in questo caso il parroco, per unire il gregge, per unire la gente, per portarla a Gesù». L'intermediario invece fa il suo lavoro ma poi ne prende un altro «sempre come funzionario», «non sa cosa significhi sporcarsi le mani» in mezzo alla realtà.

Un buon sacerdote si riconosce se sa carezzare un bambino

«Ma per rendersi importanti», ha proseguito il Papa, «i sacerdoti intermediari prendono il cammino della rigidità: tante volte, staccati dalla gente, non sanno che cos'è il dolore umano; perdono quello che avevano imparato a casa loro, col lavoro del papà, della mamma, del nonno, della nonna, dei fratelli... Perdono queste cose. Sono rigidi, quei rigidi che caricano sui fedeli tante cose che loro non portano».

Poi il Papa ha raccontato un aneddoto: «Su rigidità e mondanità, è successo tempo fa che è venuto da me un anziano monsignore della curia, che lavora, un uomo normale, un uomo buono, innamorato di Gesù e mi ha raccontato che era andato all'Euroclero a comprarsi un paio di camicie e ha visto davanti allo specchio un ragazzo - lui pensa non avesse più di 25 anni, o prete giovane o (che stava) per diventare prete - davanti allo specchio, con un mantello, grande, largo, col velluto, la catena d'argento e si guardava. E poi ha preso il “saturno”, l'ha messo e si guardava. Un rigido mondano. E quel sacerdote - è saggio quel monsignore, molto saggio - è riuscito a superare il dolore, con una battuta di sano umorismo e ha aggiunto: “E poi si dice che la Chiesa non permette il sacerdozio alle donne!”. Così che il mestiere che fa il sacerdote quando diventa funzionario finisce nel ridicolo, sempre».

Un buon sacerdote, ha concluso il Papa, si riconosce invece se sa «carezzare un bambino, sorridere a un bambino, giocare con un bambino»


09 dicembre 2016

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