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giovedì 28 maggio 2020
 

Il paradosso dell'allenatore e la legge del campione

CR7, 11 gol nelle ultime 7 partite di Serie A (Reuters/Massimo Pinca)
CR7, 11 gol nelle ultime 7 partite di Serie A (Reuters/Massimo Pinca)

I cambi tecnici al Milan e al Napoli stanno portando a esiti diversi e imprevedibili. Quello che resta sicuro nel calcio è la zampata vincente del goleador 

 

Cara zia, in questo turno di campionato abbiamo avuto la dimostrazione che nello sport la stessa causa può portare a effetti opposti. Ti spiego. È abitudine (secondo me, cattiva) che una società, vedendo risultati negativi, decida di cambiare l’allenatore “in corso d’opera”, a campionato già iniziato. Magari ha poche responsabilità o non ne ha affatto, ma paga per tutti perché è il provvedimento più semplice (e spesso più ingiusto).

È ciò che hanno deciso quest’anno, tra gli altri, anche Milan e Napoli. I rossoneri hanno abbandonato il “progetto Giampaolo” dopo sette giornate in cui avevano maturato 3 vittorie e 4 sconfitte, chiamando al suo posto Stefano Pioli. Dopo un inizio dagli esiti incerti, il nuovo Milan pare essersi ripreso con due vittorie consecutive negli ultimi due turni; schemi più funzionali ai giocatori e l’aggiunta di Ibrahimovic (che sembra fungere da volano per i compagni di squadra, più che valere in sé) hanno dato una scossa positiva all’ambiente, ora rasserenato. E giocare nel Meazza senza i fischi dei propri tifosi fa la differenza.

A Napoli il presidente De Laurentiis ha compiuto la stessa scelta, l’esonero dell’allenatore Carlo Ancelotti dopo 15 giornate. Il tecnico emiliano ha lasciato il Napoli quando era al settimo posto in classifica e con la qualificazione agli ottavi di Champions League da imbattuto nel girone. Troppo poco, secondo il suo datore di lavoro. Chi gli è subentrato, Gennaro Gattuso, ha raggranellato la miseria di un punto in cinque turni, affossando le speranze di ripresa dei partenopei in campionato. Stessa decisione, due esiti diversi, al momento.

Ciò che invece non cambia, nel mondo del calcio, è la legge del campione: averlo in squadra, fa sempre comodo. Non è un’ovvietà se si intende nel senso più corretto. Il campione alla Cristiano Ronaldo non serve tanto a far giocare bene la squadra, quanto piuttosto a far vincere le partite quando la propria squadra gioca male o comunque al di sotto delle proprie qualità. È quel surplus di tecnica, determinazione e talento che crea la giocata vincente nelle giornate “giuste”, quelle in cui gli altri compagni non girano. L’asso portoghese è l’esempio calzante di questa domenica, in cui ha realizzato la doppietta che ha permesso alla Juventus di superare il Parma per 2-1, non senza qualche assillo nel finale. Al Milan o al Napoli avrebbe sicuramente cambiato il destino di Giampaolo e Ancelotti.


20 gennaio 2020

 
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