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sabato 26 settembre 2020
 

Il parroco di Aleppo: "E' Natale ma qui cadono le bombe"

Fra Ibrahim Sabbagh, siriano nativo di Damasco, è da un anno e mezzo parroco ad Aleppo. La sua chiesa, San Francesco, è nel cuore della città vecchia, nel quartiere di Azizieh.  La sua gente, i cattolici latini, sono una minoranza percossa e offesa nella guerra civile che da cinque anni scuote senza tregua il Paese. È Natale ma per Aleppo, per la città martire della Siria non c’è pietà.

«In questi giorni ci sono stati tanti bombardamenti», dice fra Ibrahim, «anzi: siamo forse arrivati al punto più alto dello sforzo dei jihadisti, che ormai sono pressati da Sudest e Sudovest, per ricuperare terreno in città. So che da voi si incolpa di tutto il Governo ma in pochi giorni sul solo quartiere di Khalidiya gli islamisti hanno sparato più di 500 razzi. Ci sono stati morti, feriti, case distrutte. Da trentacinque giorni siamo senz’acqua, l’elettricità va e viene, manca il riscaldamento. E quest’anno il freddo è arrivato anche prima del solito. Ero qui anche a Natale dell’anno scorso e devo ammettere che vedo crescere nei cuori l’amarezza, e la sofferenza farsi più profonda».

Fra Ibrahim, insieme con gli altri quattro frati della Custodia di Terra Santa che lavorano ad Aleppo, e come tutti gli esponenti delle Chiese cristiane, si batte per dare un sollievo a chi vive nel dramma. Ma i bisogni sono enormi, visto che l’80 per cento delle famiglie ora vive in assoluta povertà, quando non è alla fame. «Ci sforziamo di creare qualche oasi in questo deserto. Sentiamo che il Signore è in mezzo a noi e proviamo a rendere ancora più chiara e palpabile questa presenza agli occhi della gente».

In concreto questo cosa vuol dire?

«Cerchiamo di operare in due campi allo stesso tempo. Il primo è quello dei bisogni concreti, urgenti. Posso fare tanti esempi. Abbiamo distribuito ai bambini scarpe, biancheria e abiti caldi per l’inverno. Abbiamo garantito alle famiglie una dotazione di 200 litri di gasolio, sufficienti per scaldare l’acqua per le docce due volte a settimana per tre mesi o a tenere accesa la stufa per un mese. Ogni mese provvediamo ai pannolini per le famiglie con neonati. Nelle scorse settimane abbiamo installato nelle case 100 serbatoi d’acqua da 500 litri, perché le famiglie, e soprattutto gli anziani, possano farne provvista nei momenti in cui arriva. Non è cosa da poco, visto che un serbatoio oggi costa quanto il salario mensile di un operaio. Potrei continuare con gli esempi, e farne magari di più drammatici: ci sono le vedove, le madri con i figli sotto le armi, le coppie con bambini Down o sordomuti o traumatizzati dalle esplosioni e dalle violenze. I bisogni del corpo, qui, sono infiniti. Ma non meno numerosi e urgenti sono quelli dello spirito».

Che cosa fate dal punto di vista spirituale, quale soccorso provate a portare ai fedeli?

«La parrocchia lotta per diventare una piccola luce nel buio, capace però di alleggerire la croce che la gente deve portare. I cristiani di Aleppo sono degli eroi, per come riescono ancora a vivere la loro fede. Il 25 ottobre, proprio durante la celebrazione delle prime comunioni, una bomba ha colpito la cupola della chiesa, che era piena di fedeli: per fortuna ci sono stati solo pochi feriti leggeri. Non è un caso, mirano a noi, ad Aleppo più di 100 chiese di tutte le confessioni sono state distrutte da quando è cominciata la guerra. E ormai, chi vive da anni in questa situazione non crede più alle parole ma solo ai fatti. In parrocchia abbiamo aperto la Porta Santa per il Giubileo della misericordia e per l’Avvento abbiamo organizzato una serie di brevi ritiri spirituali per gruppi e associazioni. Con i Legionari di Maria, inoltre, abbiamo programmato una serie di visite ai nostri 200 anziani, per stare con loro, condividere la loro condizione, pregare e distribuire qualche dolce».

E per Natale?

«La notte di Natale ci sarà una piccola festa, e qualche giorno fa, in parrocchia, abbiamo anche messo in scena un recital. La gente non può e non vuole stare chiusa in casa ad aspettare la prossima esplosione. Abbiamo la fede, e la convinzione che la nostra resistenza di cristiani possa ancora cambiare la storia di questo Paese».

Aiutiamo i cristiani di Aleppo


23 dicembre 2015

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