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lunedì 22 luglio 2024
 

Il piccolo Archie, omicidio di Stato?

Archie Battersbee (Foto Ansa)
Archie Battersbee (Foto Ansa)

Caro don Stefano, Archie dopo Alfie. Uno Stato che decide in nome e per conto delle persone o dei genitori dei minori di cui hanno la tutela legale. Le sembra possibile?

ROSA

Archie Battersbee è il ragazzo inglese di 12 anni (nella foto con la mamma Hollie) in coma dal 7 aprile a cui lo scorso 6 agosto, dopo alcune sentenze e ordinanze di varie corti di Oltremanica ed europee, è stato staccato il ventilatore al Royal Hospital di Londra, che aveva chiesto di procedere a tale atto (sostenendo che era nel suo migliore interesse che il suo supporto vitale finisse) con l’opposizione della famiglia (che opponeva la permanenza di alcune funzioni vitali nel ragazzo). Archie era stato trovato incosciente in camera con una corda attorno al collo, forse per un folle gioco diffuso tra i giovanissimi sui social, che consiste nell’arrivare il più vicino possibile al soffocamento e poi mollare la presa. Archie non aveva mai ripreso conoscenza ed era stato subito dichiarato cerebralmente morto per i gravi danni subiti dalla mancanza di ossigeno nei lunghi minuti passati da quando è stato scoperto a quando è stato attaccato al respiratore. Omicidio di Stato? Eutanasia? Interruzione di un accanimento terapeutico? Per le considerazioni di teologia morale vi rimando al parere di Gaia De Vecchi, apparso sul n. 32 del giornale. Rimane un amaro senso di ingiustizia. È venuta meno la medicina alla sua vocazione fondamentale di sempre “curare” anche quando non si può “guarire”? Può lo Stato surrogarsi ai genitori, decidendo quali sono “gli interessi” del loro figlio riguardo alla sua sopravvivenza? Non ci sono sottaciuti interessi economici? Non è, forse, questa eutanasia di Stato?


17 agosto 2022

 
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