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venerdì 30 settembre 2022
 

Il preside: «Abbandono scolastico? Colpa di prof logorroici e testi mastodonte»

Le statistiche dicono che la quota dei giovani che abbandonano gli studi prima del diploma è pari al 22%. È dovuta alle condizioni socio-economiche delle famiglie, ma anche ai tanti docenti logorroici che “parlano parlano” – annoiando gli alunni – invece di preoccuparsi di coinvolgerli attivamente nel lavoro scolastico, con lezioni ben preparate e di poca durata, come scrive la professoressa Paola Spotorno. L’abbandono dipende anche dai testi scolastici mastodontici e farraginosi che disorientano gli alunni mettendoli in crisi e creando disaffezione verso lo studio e la scuola. Molti studenti quando arrivano alle Superiori si perdono di fronte a libri lunghi e complessi. I libri di testo del primo biennio liceale sono una vera e propria montagna e gli alunni fanno fatica a destreggiarsi per coglierne il succo. I testi brevi e semplici, ridotti a quelli necessari, costituiscono un consistente risparmio per le famiglie e proteggono, indirettamente, la natura perché la carta si ottiene dalle piante. Consentirebbero ai docenti di completare i programmi entro l’anno, scongiurando il rischio di trascinarsi argomenti, non trattati, nella classe successiva. Inoltre, piacerebbero agli studenti perché le nuove generazioni non hanno tempo. Nelle ore pomeridiane sono super impegnati: fanno sport, musica, volontariato e altro. Oggi tutto è veloce e vertiginoso; tutti abbiamo fretta, stiamo andando troppo veloci. C’è bisogno di sintesi e di semplicità espressiva. A New York il 23 marzo 1923, uscì il primo numero del settimanale Time raggiungendo la tiratura di 26 milioni di copie in tutto il mondo. Le corrispondenze degli inviati in tutto il mondo venivano sintetizzate in poche righe dalla redazione centrale. Il suo successo è stato di dare notizie sintetiche e piacevoli, influenzando il giornalismo mondiale. Una svolta giornalistica epocale. Infine, nel 2015, il successo editoriale è stato un volumetto di 88 pagine intitolato Sette brevi lezioni di Fisica di Carlo Rovelli (Adelphi). Un titolo che la dice lunga per un breve trattato scientifico.

GIUSEPPE INCARBONE
PRESIDE DEL LICEO LINGUISTICO LANZA DI VITTORIA

Questa bella riflessione mi ha fatto venire in mente una battuta che circola nel mondo giornalistico: «Ti ho mandato un articolo più lungo di quello che mi hai chiesto perché non ho avuto tempo di scriverne uno più breve». La sintesi, da parte degli insegnanti e dagli autori dei libri di testo richiede fatica e impegno. Per i quali a volte non c’è tempo, e magari nemmeno voglia. Convengo, comunque, sul peso eccessivo dei testi scolastici. E credo che i docenti dovrebbero fare uno sforzo in più di sintesi, per amore dei propri studenti, indicando soprattutto un metodo. Perché al di fuori della scuola sono (siamo tutti) sommersi di informazioni, notizie, testi, blog, commenti, post e non sanno districarsi, rischiando di credere alle cose più assurde. Serve un metodo, imparare i criteri per trovare il „lo giusto nel caos. Circa poi l’abbandono scolastico, non dimentichiamo il ruolo delle istituzioni, soprattutto in aiuto delle famiglie in dif„coltà.


04 novembre 2021

 
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