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sabato 18 maggio 2024
 

Il segreto della felicità? Conservare il ricordo dei propri cari

Cari mamma, papà, nonni, maestri, anche quest’anno mi sarà impossibile deporre un fiore sulle vostre tombe. Vecchiaia, acciacchi e lontananza da Napoli non me lo permettono. Ho l’età grosso modo che avevate voi quando avete lasciato la dimora terrena e non so se dalla nuova dimensione mi avete veduto crescere e invecchiare; però sono sicuro che i sentimenti di bene e di gratitudine vi sono arrivati sempre, non solo il 2 novembre. Sulla vostra tomba anche quest’anno non ci saranno né fiori né ceri, ma ci sarà la mia riconoscenza che non conosce confini ed è imperitura. Papà, come potrei mai dimenticare il duro lavoro che hai svolto per dare a noi figli un avvenire? E come potrei, mamma, non ricordare il tuo amore e i sacrifici affrontati, specie in quei terribili anni della guerra e del dopo - guerra, per dare ai tuoi cinque figli e a papà quella serenità e quel senso della famiglia che sono stati la nostra guida per affrontare le difficoltà della vita? E come avrei potuto dimenticarmi di voi, nonni adorati, che siete stati fino alla fine il nostro punto di riferimento e una magica forza in più per tutti noi? Come potrei, inoltre, non tenere stretti nel mio cuore i miei maestri che mi hanno aiutato ad amare il bello, l’arte, la storia e che mi hanno arricchito, facendomi avvicinare alla poesia e ampliando le mie conoscenze, allargando la mia anima verso nuovi orizzonti? Cari maestri, vi sono stato riconoscente, vi ho ama- to e onorato quando eravate in vita, e ho continuato a farlo anche dopo. Questa è la preghiera che affido agli angeli per tutti voi, questi i miei fiori che non conoscono l’incuria del tempo, questi i miei ceri che nessun vento e tempesta potranno mai spegnere. RAFFAELE

Caro Raffaele, siamo tutti reduci da quel momento di ricordo nella preghiera e di affidamento a Dio dei nostri cari, a cui la ricorrenza del 2 novembre ci invita in modo particolare e privilegiato ogni anno. «Le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono», scrive - va il poeta latino Gaio Valerio Catullo nel I secolo a.C. Custodire un senso di riconoscenza per chi ci ha donato la vita o qualcosa di importante, per chi ci ha amati ed educati - come fai tu deponendo idealmente sulla tomba dei tuoi cari ed educatori un cero, dei fiori, la tua preghiera -, è uno degli ingredienti per una esistenza felice.

Anche quando, come te, non è possibile fisicamente recarsi nei luoghi che conservano la memoria dei nostri cari, perché troppo anziani o perché quei luoghi della memoria – più spesso i cimiteri – si trovano troppo lontani da dove abitiamo.

Il ricordo carico di un senso di gratitudine ha il grande potere sanante di collocarci e di mantenerci ben piantati in quella minuscola porzione di storia dell’umanità a cui apparteniamo, quello spazio-tempo di riferimenti esistenziali ed affettivi in cui la Provvidenza ci ha inseriti e che definiscono per sempre, anche nella stessa eternità di Dio che un giorno raggiungeremo come prosecuzione naturale della vita presente, la nostra identità. Quando il corso inesorabile del tempo ci toglie materialmente le persone che per noi sono state significative o che hanno contribuito a formarci come uomini e donne e ad assumerci le nostre responsabilità nel mondo, sorge come facoltà di noi uomini la forza potente del ricordo, della memoria.

Questo atto profondamente umano ci ricorda la realtà oggettiva, ma evidente solo nella fede, della comunione dei santi - che abbiamo ricordato liturgicamente il 1° novembre -, e che san Tommaso così definiva: «Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri». Sappiamo che la comunione piena può esserci solo in Cristo, attraverso la Chiesa e i suoi sacramenti che ce Lo comunicano. Percepiamo concretamente questa realtà attraverso la comunicazione di beni, di cui assume un valore profondamente umano e spirituale quello di una memoria grata. E di una preghiera che si innalza dal basso all’alto, per raggiungere i nostri cari lì dove si trovano, e dall’alto al basso, per farci aiutare da loro nel nostro pellegrinaggio umano.


12 dicembre 2022

 
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