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venerdì 15 ottobre 2021
 

Uno scatto di dignità contro l’ipocrisia in Tv

Niente da ridire su Salvo Riina a Porta a Porta di Bruno Vespa, fino a quando non hanno iniziato a dialogare per l’intervista. A mio parere, peggio di così non poteva andare. Mi sono trovato di fronte a una persona che ha voluto farci credere che non sapeva che “lavoro” facesse suo padre. In effetti, però, Totò Riina non aveva un lavoro, ma organizzava “ammazzatine”.

Ma quando in Tv senti che Totò Riina è implicato in ogni malaffare o è il mandante di tanti omicidi, qualche interrogativo doveva pur venire nella testa di Riina junior. Niente di tutto ciò. Salvo racconta d’essere vissuto con le stesse problematiche di ogni famiglia che lotta per sbarcare il lunario. Lui non leggeva i giornali, non incontrava volti di persone che lo temevano, non andava in chiesa, nulla lo impensieriva. A Porta a Porta il dottor Vespa gli ha dato una mano, a scapito sia delle vittime passate a miglior vita, sia di quanti sono ancora in attesa che sia fatta giustizia su tanti omicidi.

A Porta a Porta s’è celebrata un’immersione battesimale purificatrice e gratuita per Riina junior. Che è apparso un mite - figliolo, pronto a purificare con la stessa acqua il padre Totò. Bruno Vespa, giornalista di lungo corso, sa di potersi permettere molto in Tv, come un monarca d’altri tempi. La sua “benevolenza” verso chi ha detto che, senza le sentenze passate in giudicato, non avrebbe nulla da rimproverare a suo padre, mi ha fatto molto male. Le lascio immaginare come si siano sentiti i parenti delle vittime per volontà paterna. Vorrei dire a Vespa: i miti ragionamenti del suo ospite non le hanno fatto onore. Sarebbe stato meglio non averlo invitato in Tv. A una serata di grandi ascolti, in un programma che finora avevo apprezzato, è preferibile una maggiore etica.

DANILO B.

Ci si può arrampicare sugli specchi quanto si vuole, ma la scelta di portare in Tv il figlio di Totò Riina a raccontarci di questo “padre esemplare”, è indifendibile. Sotto ogni punto di vista. Il cinismo, ormai, è la cifra che caratterizza tanti giornalisti, che non guardano in faccia a nessuno, pur di accrescere l’audience. Ma non c’è “scoop” giornalistico che valga, se si raggiunge calpestando la dignità o ferendo la sensibilità delle persone. È questo il servizio pubblico televisivo per cui paghiamo il canone? E che dire dei nuovi dirigenti Rai? La loro credibilità è stata devastata per non aver saputo o potuto bloccare un “disservizio” pubblico. E non c’entra nulla il timore di passare da “censori”, come hanno maldestramente balbettato.

In altra occasione, con i più “deboli”, i muscoli li hanno mostrati, licenziando in tronco chi aveva bestemmiato in Tv e ingannato i telespettatori manipolando l’orario dell’ultimo dell’anno. Inoltre, oltre alla sudditanza a un giornalista di lungo corso qual è Vespa, si sono piegati anche a Salvo Riina. Il presidente del Senato, Pietro Grasso ha ricordato: «Quando sono andato alla Rai, la liberatoria mi è sempre stata fatta firmare prima, anche quando si trattava di registrazioni. Ho sentito che il figlio di Riina ha firmato dopo aver visto il filmato, segno quindi di grande rispetto anche da parte della Rai».

A questo proposito va segnalata la novità annunciata dal direttore di Raiuno, Andrea Fabiano, che in audizione in Commissione di Vigilanza, commentando l'intervista a Salvo Riina, ha ricordato come dallo scorso 6 aprile c'è una nuova regola di ingaggio per i casi complessi dibattuti in Tv: il rilascio delle liberatorie dovrà avvenire sempre prima, non saranno ammessse più discussioni su questo punto.

A Vespa che ha invocato il “diritto di cronaca”, don Ciotti ha risposto: «Il libro di Salvo Riina non aiuta a dissipare le ombre che ancora avvolgono le stragi di mafia e la rete di complicità, omissioni e silenzi che le ha favorite. È un racconto di vita familiare, a tratti idilliaca, dove la figura del padre oscura quella del boss che ha mandato a morte tante persone e distrutto altrettante famiglie». Tra la mafia e chi la combatte non può esserci equidistanza. Ci vuole uno scatto di dignità per vincere l’ipocrisia. Anche in Tv.


14 aprile 2016

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