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mercoledì 01 febbraio 2023
 

Israele e Gaza, liberi di pensare

Bambini di Gaza su una giostra (Reuters).
Bambini di Gaza su una giostra (Reuters).

La guerra, è ovvio, radicalizza, porta all'estremo tutte le posizioni. Anche quelle di chi guarda da fuori. Solo che lo sguardo di chi è fuori diventa opinione pubblica e prima o poi influisce sulla politica e sulle decisioni dei politici.

Per cui, la radicalizzazione dei pareri sul conflitto tra Israele e i palestinesi di Gaza (l'ennesimo conflitto) fa comunque abbastanza spavento. Personalmente, rifiuto anche in questi tempi così difficili le vendite ideologiche all'ingrosso. Se mi fanno orrore Hamas, la sua ideologia e la sua strategia, devo per questo accettare anche i bombardamenti di Israele sui civili e sulle scuole e la penosa giustificazione dell'errore? Che cosa vuol dire essere "per Israele", come da recenti manifestazioni? Vuol dire prendere tutto in blocco? Anche i 20 palestinesi ammazzati per andare a caccia, inutilmente pare, dei due che rapirono e uccisero i tre poveri ragazzi ebrei di Hebron?

E' un peccato dire che l'occupazione israeliana dei territori palestinesi, insediamenti e colonie compresi, è una forma pesante e crudele di ingiustizia, e insieme sostenere che la classe politica palestinese è un coacervo abbastanza deprimente di personaggi quasi sempre di scarso spessore, di frequente molto corrotti e inefficienti?

E se sostengo il diritto di Israele a esistere e a vivere in pace, devo farmi piacere anche Netanyahu? Devo rinunciare a vedere la sostanza tutta politica, e non sicuritaria, delle sue guerre? Spero che nessuno la pensi così. Io, comunque, non ci riesco.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

04 agosto 2014

 
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