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venerdì 03 febbraio 2023
 

Israele e Hamas, c'è vittoria e vittoria

Un reparto corazzato dell'esercito israeliano (Reuters).
Un reparto corazzato dell'esercito israeliano (Reuters).

Essendo stato in questi ultimi giorni sull'uno e sull'altro lato della "barricata", cioè in Israele e a Gaza, ho potuto apprezzare uno dei soliti giochi di specchi mediorientali. A Gaza, Hamas grida vittoria pur avendo un numero elevatissimo di morti e distruzioni; Israele, che ha celebrato l'efficacia dell'Iron Dome (lo scudo anti-missile) e la potenza del proprio apparato militare, si batte il petto, convinto di aver sprecato una grossa occasione.

Dopo di che, si prosegue. A Gaza la gente si chiede come mai la "resistenza" abbia promesso che i soldati di Israele non avrebbero fatto più di 100 metri oltre il confine, e abbia invece permesso che in certi punti i tank di Tsahal arrivassero fino a 4 chilometri dentro la Striscia, che mediamente è larga 7 (e lunga poco più di 40). In Israele, invece, ci si chiede perché l'esercito non sia andato oltre, anzi fino in fondo, rioccupando la Striscia e liquidando Hamas.

Gli uni e gli altri confondono forse i desideri con le opportunità. La gente di Hamas sopravvaluta la forza della guerriglia, forse perché Hamas la tiene sotto stretto controllo. E i cittadini di Israele sottovalutano il prezzo della guerra, anche se combattuta in casa altrui. Per entrare nella Striscia con i tank e poi ritirarsi, Tsahal ha perso una sessantina di soldati e ha fatto molte vittime tra i civili. Che cosa direbbero i giornali israeliani se per rioccupare totalmente la Striscia ci volessero, diciamo, 5 mila morti tra i palestinesi e 250 tra i soldati di Israele? 

La lagnosissima stampa della lagnosissima destra israeliana dà la colpa del mancato successo totale a chiunque (Netanyahu, Obama, l'Europa, gli scarsi fondi che il Governo spende per la propaganda, a Sharon che si ritirò da Gaza... mancano solo il buco nell'ozono e i marziani), ma non chiarisce mai cosa farebbe Israele della Striscia rioccupata,  con l'onere di gestire circa 2 milioni di palestinesi, bisognosi di quasi tutto e non esattamente di buon umore. La stampa e l'opinione pubblica "di sinistra" tutto sommato difendono il pragmatismo del premier Netanyahu, che ha portato a casa il massimo possibile. Netanyahu che, naturalmente, è un politico di destra.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

10 settembre 2014

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