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lunedì 17 gennaio 2022
 

Israele e Palestina, tutto si muove. E il Papa...

Papa Francesco e il presidente israeliano Peres piantano un olivo nel Memoriale dell'Olocausto (Reuters).
Papa Francesco e il presidente israeliano Peres piantano un olivo nel Memoriale dell'Olocausto (Reuters).

Come ho già avuto modo di scrivere, l'inattesa "convocazione" di Abu Mazen e Shimon Peres in Vaticano da parte di papa Francesco (l'8 giugno) ha spiazzato tutti, anche e soprattutto perché è arrivata a incidere su una situazione che già di suo è in pieno movimento.

E' molto probabile che nei dintorni dell'8 giugno i palestinesi annuncino la formazione del Governo di unità nazionale pattuito qualche settimana fa tra Al Fatah e Hamas. Conoscendo i palestinesi, tutto potrebbe ancora andare a carte quarantotto. Al momento, però, tutto lascia prevedere che si tratterà di un Governo zeppo di tecnici, guidato da Abu Mazen, attuale presidente e leader di Al Fatah. Un tale Governo metterebbe la sordina al fatto che Hamas non ha mai riconosciuto Israele e non ha mai rinunciato alla prospettiva della lotta armata, e potrebbe anzi mettersi a trattare col Quartetto (Ue, Usa, Onu, Russia E Gran Bretagna, con Tony Blair a fare da rappresentante per tutti) per uniformare la posizioni di Al Fatah e Hamas.

Se così fosse, per Benjamin Netanyahu e la sua maggioranza di centro-destra (Likud, Beitenu, Yesh Atid, Focolare Ebraico e Hatnua) si aprirebbe una fase difficile. Intanto, ci sarebbe la pressione dell'enorme carisma di papa Francesco, che auspica ovviamente un segnale di distensione. Poi ci sarebbe quella del Quartetto e del resto del mondo, che non ne può più della finta trattative di pace che israeliani e palestinesi mettono in scena da tempo immemorabile senza concludere nulla, a tenendo acceso un focolaio di tensione.

Infine, ci sarebbe anche la pressione interna: perché la maggioranza di Netanyahu (68 seggi in Parlamento su 120) è tenuta insieme quasi solo dal sentimento anti-palestinese e dall'accorto uso della sindrome da accerchiamento. Ma se i palestinesi fossero, per una volta nella loro storia, abbastanza intelligenti da togliere qualche base a tale sindrome? Intanto Tsipi Livni (Hatnua) e Isaac Herzog (Partito Laburista) trattano da mesi per una fusione delle due formazioni che, se realizzata, avrebbe più seggi (21) di quelli del Likud di Netnyahu (20) e porterebbe in tempi brevi a elezioni anticipate. L'estate, insomma, si preannuncia calda.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

31 maggio 2014

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