Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 18 maggio 2024
 

Israele, serie B per la squadra della Speranza

I tifosi dello Bnei Yehudua.
I tifosi dello Bnei Yehudua.

Ora che anche il nostro calcio ha emesso le sue sentenze, vale la pena di raccontare quel ch'è successo in Israele allo Bnei Yehudua Tel Aviv, la terza squadra della città con le molto più potenti Apoel e Maccabi. Con un lontano passato di gloria (vinse il campionato, l'unico, nel 1990), il Bnei Yehudua è oggi noto soprattutto per essere l'unica squadra isreliana fortissimamente identificata non con una città (come si diceva, Tel Aviv è calcisticamente già occupata) ma con un quartiere. Un po' come era da noi il Chievo della prima promozione in serie A.

Il quartiere si chiama Hatikva (La speranza) ed è forse il più povero di Tel Aviv. Situato a Sud, a pochi minuti d'auto dal centro dei grattacieli, è abitato da molti ebrei yemeniti e la sua popolazione è composta soprattutto da semplici lavoratori. Un quartiere proletario, se questo aggettivo avesse ancora corso. Facile dedurre due cose: primo, lo smisurato orgoglio della gente di Hatikva per la sua squadra, che rappresenta ai loro occhi un pizzico di riscatto sociale e comunque la possibilità di battersi sul campo con i ricchi e potenti; secondo, la vita grama del Bnei Yehudua, che da anni lotta per restare a galla nella serie A d'Israele.

Anche quest'anno la squadra di Hatikva si è giocata la salvezza all'ultima giornata. Impegnata in casa con l'Ashdod, il Bnei Yehudua aveva l'obbligo di non perdere e di sperare intanto in risultati a lei favorevoli da parte delle altre due squadra che rischiavano la B. E' andata male, anzi, malissimo: al 94° minuto il gol in extremis, su un altro campo, di una delle squadre concorrenti l'ha condannata alla serie B. Per molti giorni le vie di Hatikva sono state tappezzate di drappi neri in segno di lutto per la retrocessione. E' il calcio, è la vita.

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

20 maggio 2014

 
Pubblicità
Edicola San Paolo