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IV DOMENICA DI PASQUA - 11 MAGGIO 2014

«In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. [...] Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»
Giovanni 10,1-10 

IL BUON PASTORE SPINGE LA CHIESA IN MISSIONE

Attingo allo spirito profondamente missionario di papa Francesco che tanto ci affascina nel dare forza a questa pagina di Vangelo. Perché la missione della Chiesa sia la stessa missione del Maestro occorre che la Chiesa abbia la medesima purezza e radicalità di intenzioni di Gesù: non può passare da altra via che non sia quella della croce, la via cioè di una dedizione piena all’uomo-figlio di Dio, del quale il Padre stesso sta prendendosi cura. Come Gesù descrive la propria cura per il suo popolo? La risposta alla domanda è nelle singole frasi di questo brano di Vangelo, che non ha bisogno di grandi commenti, ma di semplici sottolineature sufficientemente persuasive a farci imitatori della «carità pastorale» del Signore. 

Trovo così un primo gruppo di gesti che la Chiesa deve fare propri nell’imitazione di Gesù, il Buon Pastore: aprire, ascoltare, chiamare e condurre fuori. È un percorso che richiama subito alla nostra mente e risveglia nel nostro cuore il “rinnovamento” sempre necessario della conversione: aprire e lasciar entrare aria fresca e nuova nella Chiesa, che deve continuamente porsi in ascolto di chi la suscita e la chiama non a contemplarsi troppo, ma a volgere lo sguardo a lui che indica la via “camminandole davanti” e a evitare di seguire “un estraneo”. Dice il Papa che dobbiamo essere estranei a «ogni mondanità» e «fuggire via» da tutto ciò che rende in qualsiasi modo interessata la nostra azione. 

VITA PASQUALE. 

Qui il Vangelo di oggi sottolinea che i discepoli «non capirono di che cosa (Gesù) parlava loro»: così egli rende più esplicite le proprie parole, le personalizza, ci dice che noi per primi dobbiamo “trovare salvezza” in lui e che in lui possiamo avere quanto è necessario alla nostra “nuova vita pasquale”: una vita che è pieno disinteresse e coraggio grande nel dare la vita: perché il suo popolo «abbia la vita e l’abbia in abbondanza». 

Ma Gesù vuole essere ancora più chiaro e ci dice che chi nella Chiesa preferisce sentieri diversi è «ladro e brigante » e le pecore «non lo ascoltano». Credo che, alla luce della Pasqua, oggi abbiamo molto da chiedere al Signore e in diverse direzioni. Dobbiamo intercedere per i pastori della Chiesa, dallo stesso Papa sino al più giovane ministro della Parola e dell’Eucaristia: papa Francesco dice che dobbiamo avere su noi «l’odore delle pecore», cioè una grande passione per la vita della gente e una grande fermezza nel “condurre fuori”, in missione, ogni credente: non siamo chiamati a “pettinare” le pecore, ma a sostenerle. 

Per i discepoli di oggi dobbiamo chiedere una grande docilità a stare al passo di Gesù e a non perderci nelle cose di poco conto, nei personalismi o nelle acque quiete dell’ascolto che rimane infruttuoso: ricordiamo tutti che il Vangelo è per la missione e la missione stessa è criterio della evangelicità delle nostre scelte.


08 maggio 2014

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