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sabato 08 agosto 2020
 

IX domenica dopo Pentecoste - 2 agosto

<Figlio ti sono perdonati i peccati…»: sono queste le parole che Gesù rivolge a un uomo paralitico che gli è stato portato, addirittura scoperchiando il tetto di una casa per poterlo depositare davanti a lui. Da un certo punto di vista sono parole sorprendenti, per noi perché ci saremmo aspettati qualcosa di diverso, cioè parole di guarigione, ma anche per i presenti, soprattutto per gli scribi, ovvero gli esperti della legge, perché rimuginando tra loro dicono: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?».

In eff‡etti questi scribi avevano ragione, perché secondo la Legge di Mosè solo Dio poteva perdonare i peccati, e ciò avveniva una volta all’anno, nel giorno dell’espiazione, lo yom kippur, per mezzo del sacerdote nel tempio di Gerusalemme. Dunque perché Gesù si permette una cosa del genere? E soprattutto perché non lo guarisce subito? In realtà Gesù “guarisce” quest’uomo da un altro punto di vista, cioè lo libera dal vero male, cioè il suo peccato. Dunque Gesù vuole dare un messaggio ulteriore, cioè non solo che il vero male dell’uomo è il peccato, ma che a lui, in quanto Figlio di Dio, è dato il potere sulla terra di perdonare. Sappiamo che nei Vangeli ci sono altri episodi simili, ad esempio quello della donna adultera che tutti vorrebbero condannare e che Gesù rimanda libera, ma il messaggio di fondo non cambia: l’ultima parola sul peccato non è la condanna ma la misericordia e il perdono. Gesù è venuto a rivelare il volto misericordioso e paterno di Dio che già nell’Antico Testamento era in qualche modo stato anticipato.

La prima lettura di questa domenica, tratta dal Secondo libro di Samuele, ci narra infatti il famoso episodio del peccato del re Davide che, dopo aver appro™ttato dell’assenza in guerra di Uria l’Ittita per avere una avventura con sua moglie, una volta rimasta incinta ordisce un piano perché Uria resti ucciso in battaglia. Davide pensa di essersi sottratto alla giustizia, ma un giorno il profeta Natan viene a visitarlo e, attraverso un piccolo apologo, smaschera la sua colpa mettendolo davanti al proprio peccato. Davide è costretto a riconoscere il male commesso: «“Ho peccato contro il Signore”. Natan rispose a Davide: “Il Signore ha rimosso il tuo peccato, tu non morirai”»; ma davanti al pentimento Dio concede il suo perdono.

Anche l’apostolo Paolo, da un altro angolo prospettico, ci aiuta a riflŸettere sul peccato partendo dalla propria esperienza personale. Di se stesso dice infatti: «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi». Dunque Paolo sa bene di essere stato all’inizio un persecutore della Chiesa, ma ora fa esperienza di una potenza straordinaria che viene da Dio, cioè riconosce di essere stato raggiunto dalla grazia di Dio, che lo ha perdonato e lo ha reso un apostolo, un annunciatore di quella medesima misericordia di cui stesso ha fatto esperienza.


31 luglio 2020

 
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