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Responsabile del desk Cultura e spettacoli

Javier Cercas, l'incredibile storia (vera) di Enric Marco

Javier Cercas
Javier Cercas

Chi siamo? Chi è, ciascuno di noi? Siamo ciò che veramente ci è accaduto nella vita o ciò che abbiamo raccontato agli altri di essere? E' a queste domande che tenta di rispondere, in fondo, L'impostore di Javier Cercas (Guanda), la ricostruzione della vicenda, tutta reale, di tal Enric Marco. Più appassionante di un romanzo.

Non solo a quelle accennate, ma anche ad altre domande tenta di rispondere Cercas con il suo libro: come è possibile che una colossale menzogna possa reggere per decenni senza che nessuno la smascheri? Affinché si verifichi questa situazione, non è necessaria una complicità collettiva? E ancora: è sempre vero che la finzione salva, mentre la realtà uccide? E per quale ragione è ammessa quella sofisticata forma di menzogna, o finzione, che è la letteratura?

Enric Marco è uno spagnolo di Barcellona, classe 1921. Dopo aver lottato con i repubblicani durante la guerra civile spagnola, venne arrestato dai nazisti e rinchiuso nel lager di Flossenburg. Alla fine della guerra, contrastò con ogni mezzo il franchismo e, alla fine del regime, in virtù del suo passato, divenne un leader sindacale e il presidente di un'associazione dedicata alla memoria dei deportati spagnoli nei campi di concentramento tedeschi. Per molti anni fu dunque una personalità molto in vista e amata dal popolo spagnolo e dai giovani, che in lui vedevano - soprattutto sotto il franchismo - un modello di quegli ideali di libertà e giustizia a cui aspiravano.

Questo è almeno ciò che Enric Marco raccontò di se stesso per decenni, senza che nessuno mettesse mai in dubbio la sua parola, fino a che di recente, nel 2005, uno storico - il suo nome va ricordato: Benito Bermejo - non scoprì che Marco aveva mentito su alcuni aspetti cruciali della sua biografia e che era, dunque, un colossale impostore.

Ammesso ma non concesso che avesse davvero preso parte a un'iniziativa degli anarchici a favore della Repubblica prima della Seconda guerra mondiale, veniva dimostrato che Marco era finito in Germania non perché arrestato dai nazisti, bensì come lavoratore volontario nell'ambito di un accordo fra Franco e Hitler. E, come se non bastasse, si dimostrò anche che a Flossenburg Marco non aveva mai messo piede... Infine, era assai dubbio che il Nostro avesse agito clandestinamente per rovesciare il regime franchista.

Naturalmente la rivelazione provocò scalpore e scandalo in tutta la Spagna, e anche al di fuori dei confini nazionali. 

Enric Marco
Enric Marco

Come ebbe a dire una volta Vargas Llosa allo stesso Cercas, Marco è un personaggio perfetto per lui, uno scrittore che da tempo svolge un'indagine sulla storia spagnola (gli splendidi Soldati di Salamina e Anatomia di un istante) ed è affascinato dal rapporto fra realtà-finzione-letteratura. E così, dopo aver rinviato per anni il progetto di scrivere un libro su di lui, Cercas alla fine ha ceduto e ha realizzato una dettagliata ricostruzione della vita di Enric Franco, raccogliendo testimonianze, intervistando persone, fra le quali lo stesso protagonista, consultato a più riprese in lunghi colloqui.

L'inchiesta di Cercas conferma, scavando in ogni passaggio della vita del protagonista e battendo anche la pista psicanalitica (l'essere, di fatto, orfano e il conseguente narcisismo), che Marco è un impostore di proporzioni incommensurabili: mentì in maniera sistematica per costruirsi l'identità di un eroe della Repubblica, della libertà, della giustizia e nascondere così la verità sulla sua vita. Che, cioè, fu anche lui, come la maggioranza degli spagnoli, un uomo che disse Sì e non seppe dire No: si rassegnò al franchismo, cercò di salvarsi la pelle durante la guerra, si adattò a una situazione che magari non gli piaceva, ma contro la quale non fece assolutamente nulla. Si comportò come lo spagnolo medio, insomma. E non sentendosi fiero di ciò che era e di ciò che era stato, ha voluto inventarsi un'identità, una storia alternativa, più bella, più positiva, più costruttiva, più consona agli ideali. Peccato fosse radicalmente inventata. 

Scrivere la biografia di Marco significa allora raccontare un pezzo importante della storia spagnola del Novecento, capire che cosa è accaduto a questo Paese dagli anni Trenta agli inizi del Duemila, esplorare le ragioni della durata del franchismo e la difficile transizione alla democrazia... 

La vicenda di Marco - ancora in vita, peraltro - è dunque lo specchio nel quale il popolo spagnolo può rintracciare la verità sulla sua storia recente, sul passato prossimo della nazione. A questo elemento, però, Cercas ne aggiunge un altro, che tocca il cuore della letteratura. Marco non assomiglia forse tremendamente a Alonso Quijano, l'indimenticabile protagonista del capolavoro di Cervantes, che, giunto all'età dei 50 anni, consapevole di aver vissuto una vita fin troppo ordinaria, decide di cominciarne un'altra, di assumere un'altra identità, e si trasforma in don Chisciotte?

Accettare la realtà per quella che è compito assai arduo, sia per un individuo (specie se giunto all'età critica del mezzo secolo), sia per un Paese. Guardarsi dentro, riconoscersi per quello che si è, richiede coraggio, onestà, forza psicologica e morale. E' più facile inventarsi una storia diversa, in cui facciamo una più bella figura; è più facile rifugiarsi nella finzione (la finzione salva, la realtà uccide è un ritornello che attraversa la narrazione di Cercas, così come l'affermazione che il passato non passa mai, è solo una dimensione del presente, come insegnava Faulkner...). 

E la letteratura? E' dunque il più grande degli inganni? E' l'impostura nella sua essenza? In realtà, la finzione della letteratura è diversa da quella di Marco, perché ogni lettore sa, fin dall'inizio, che ciò che legge è opera di fantasia, immaginazione dell'autore. Che grazie a tale fantasia e tale immaginazione ci sia possibile entrare profondamente nella verità dell'esistenza, è un'altra faccenda...


19 settembre 2015

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