logo san paolo
mercoledì 19 gennaio 2022
 

«L'Ave Maria va modificata»

Caro don Antonio, vista la sua vicinanza al Santo Padre, vorrei che dopo aver corretto il Padre nostro possa ritenere di ravvivare la vicinanza alla nostra cara Madre Maria con una modifica alla preghiera dell’Ave. Alla frase «Santa Maria, Madre di Dio» io aggiungerei: «e Madre nostra».

GERRY

La tua proposta è interessante, caro Gerry. Vi colgo un grande amore per la Madonna, che Gesù dalla croce ci ha donato come Madre. Disse infatti al discepolo amato, che rappresentava tutti noi: «Ecco tua madre» (Gv 19,27). Nulla vieta di introdurre una modifica alla preghiera mariana, ma c’è una differenza di fondo con il Padre nostro. L’Ave Maria è stata composta molto più tardi, la sua forma definitiva è del XVI secolo (fu inserita come antifona nel breviario romano di Pio V nel 1568). Il Padre nostro, invece, si trova nel Vangelo di Matteo (6,9-13) e la recente modifica non è che una nuova traduzione dal greco originale. Anche l’Ave Maria, nella prima parte, ha origine nel Vangelo. Ecco la spiegazione che ne dà san Giovanni Paolo II in Rosarium Virginis Mariae del 2002. La prima parte, «desunta dalle parole rivolte a Maria dall’angelo Gabriele e da sant’Elisabetta, è contemplazione adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse esprimono, per così dire, l’ammirazione del cielo e della terra e fanno, in certo senso, trapelare l’incanto di Dio stesso nel contemplare il suo capolavoro – l’incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria». Il Papa prosegue: «Il baricentro dell’Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù... Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di Dio, la Theotòkos, deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna intercessione la nostra vita e l’ora della nostra morte».


19 novembre 2021

 
Pubblicità
Edicola San Paolo