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lunedì 13 luglio 2020
 
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L'intervento del Cavaliere e la malattia di Forza Italia

Silvio Berlusconi camperà 120 anni, e forse più. Supererà anche l’intervento per la sostituzione della valvola aortica e come afferma il suo medico personale Alberto Zangrillo, tra un mese (o poco più) potrà ritornare a fare tutto quel che vuole. Anche noi gli facciamo i nostri auguri sinceri di pronta guarigione, forse più sinceri della corte che si è accalcata alla porta della sua camera d'ospedale, ricacciata brutalmente indietro dai suoi familiari, o alle tante firme del circus berlusconiano che celebrano quotidianamente quell’Amor nostro che casualmente coincide anche con l’Editor nostro, legando il ciuco in bella prosa dove vuole il padrone.

Ma qui si vuol ragionare di un’altra malattia, questa sì grave, la malattia politica di Forza Italia, la creatura del Cavaliere che ci ha accompagnato nelle sue varie forme incardinando il Centrodestra e un ventennio di Seconda Repubblica, nel bene e nel male. Perché è ormai chiaro che il Cavaliere non potrà condurla come ha fatto finora, la sua creatura: dovrà mollare, allentare le briglie, rinunciare a massacranti tour e convention, godersi un po’ la vita, riposare, insomma rinunciare a tutte quelle cose che si impongono a un leader politico. Uno oltretutto che indossa il suo partito come si indossa un vestito. Dunque Silvio Berlusconi sopravviverà alla sua creatura politica, e non il contrario come di solito avviene. Per natura e strategia, non ha mai provveduto a cercarsi un vero erede. I nomi che circolano (la figlia Marina, La Gelmini, la Carfagna, persino Stefano Parisi, che ancora non ha nemmeno disputato il ballottaggio per Milano) sono assolutamente improbabili.

Del resto un partito da sempre improntato al “meno male che Silvio c’è” non può avere un successore, è stato costruito organicamente intorno alla figura carismatica del Cavaliere, ed è forse la malattia dei partiti di questo tempo, perché i Cinque Stelle, la Lega e perfino il Pd renziano - largamente debitori a Berlusconi in questo -  non si discostano da questo vuoto di democrazia interna al rispettivo partito. E dunque, se è vero che il lato azienda del partito-azienda Forza Italia ha già da tempo preso le sue previdenti contromisure strategiche (la nuova Mondadori-Rizzoli, la strategia finanziaria Finivest con la cessione di parte di Ei Towers e l’alleanza con Vivendi per creare un campione europeo di contenuti) per Forza Italia non si intravvede una exit strategy, dato che non la si può vendere ai cinesi come il Milan. I veri eredi di Berlusconi sembrano più essere leader  “esogeni”, competitori esterni, amici-nemici, a cominciare dai due Mattei. Il primo, Salvini, ci sta riuscendo da tempo con successo e continuerà a drenare voti, non si sa fino a quale limite. Il secondo, Renzi, dopo l'iniziale successo della sua miscela liberista-populista, pare un po’ troppo sbilanciato in avanti e rischia di snaturarsi per inseguire i voti in libera uscita del Centrodestra. Anche perché Verdini, la sua rete acchiappafarfalle e acchiappavoti, appare molto sforacchiata.

Quel che è certo è che Forza Italia si avvia all’estinzione, nonostante i proclami su un partito “pienamente operativo” che filtrano dal San Raffaele. La verità è che Silvio dovrà lasciare la sua creatura al suo destino: gliel’ha ordinato persino il medico.


10 giugno 2016

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