logo san paolo
venerdì 27 maggio 2022
 

La bellezza del lavoro umano

 

Vincent Van Gogh, Il mietitore (1889) Londra, Collezione Privata (immagine Scala)

Solo un grande artista come Vincent Van Gogh (1853-1890) poteva comunicarci in modo così semplice e diretto la bellezza del lavoro, anche quello faticoso dei campi. Non sempre però i lavori più umili erano visti così. Per i greci il lavoro materiale era considerato inferiore e riservato agli schiavi, mentre i saggi si occupavano delle cose spirituali. L’apostolo Paolo rovescia questa logica e dà per primo l’esempio della dignità del lavoro umano, anche materiale, continuando a esercitare la sua professione di fabbricante di tende nonostante potesse vivere dei proventi della sua missione. Paolo così scrive ai Tessaloncesi: “Chi non vuole lavorare neppure mangi!”.

 

Con il cristianesimo ogni tipo di lavoro umano acquista dignità e san Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale, propone uno stilemi vita basato sull’equilibrio tra preghiera e lavoro riassumendolo nel motto: Ora et labora.

 

Qualsiasi lavoro, anche il più umile, non solo serve per vivere ma è espressione dell’individuo, della sua personalità. Il lavoro esprime la nostra sete di felicità e compimento e, come ebbe a scrivere un grande educatore di giovani come don Luigi Giussani,  “Il lavoro è l’espressione del nostro essere”.

 

La parola lavoro si coniuga con la parola felicità. Il lavoro non è solo utile ma deve produrre quella bellezza e quella felicità che il nostro cuore desidera. Il nostro cuore è fatto per l’infinito e trova appagamento nella bellezza che ci infiamma come scrive il poeta polacco Cyprian Norwid: “La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere”. E questo è anche il senso del Mietitore di Van Gogh.


Alfredo Tradigo


13 febbraio 2013

Tag:
 
Pubblicità
Edicola San Paolo