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giovedì 17 giugno 2021
 
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La discesa libera di Giovanni Toti

Lo sci è il mio grande amore non ricambiato, ma ho frequentato skilift e seggiovie abbastanza da poter dire la mia su questa insana voglia di aprire gli impianti in tempo di Covid. Non è infatti necessario essere virologi, ma è sufficiente aver messo gli sci ai piedi almeno una volta per capire che il distanziamento sulle piste non si può fare, men che meno tenere una mascherina durante una discesa e durante la fila per accedere agli impianti di risalita. A perorare la causa della riapertura è sceso in pista anche il grande Alberto Tomba ma credo che la faccia un po’ troppo facile, slalomando tra i rischi di contagio come fossero i paletti dei vecchi tempi. I virus sono un po' più piccoli dei fiocchi di neve. Va poi registrata la discesa libera del presidente della Liguria Giovanni Toti, reduce dalla gaffe degli anziani improduttivi, che propone un "contributo propositivo" al Governo, «per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori». 

L'auspicio di Toti è che «come accaduto in precedenza, il Governo voglia condividere con le Regioni i necessari approfondimenti sul piano della collaborazione istituzionale nell'interesse dei cittadini, del tessuto socioeconomico del Paese e nel rispetto delle necessarie regole di prevenzione. Possiamo trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri Paesi. E' uno sport e lo si può praticare in sicurezza. Si potrebbe consentire l'attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti. E' una strada che dobbiamo percorrere insieme al Governo».

Toti non spiega come è possibile salire in cima a una montagna senza salire su uno skilift, una seggiovia, o peggio ancora, una funivia. Tutte operazioni che richiedono un notevole tasso di assembramento, soprattutto all'entrata degli impianti di risalita, dove è impossibile evitare imbuti di sciatori. A meno che Toti non voglia fare un tampone istantaneo a tutti quelli che comprano uno skipass. Non basta infatti chiudere rifugi e bar. Abbiamo ancora negli occhi le immagini dell’incredibile e inevitabile bolgia degli impianti del gennaio di quest’anno. Quelle file infernali di sciatori avevano provocato, dati alla mano, l’impennata che ha portato alle terapie intensive sovraccariche e al lockdown nazionale. Le piste da sci si tramuterebbero in veri e propri cluster dalle conseguenze incontrollabili. E che dire di alberghi e ristoranti in valle, una volta terminata la giornata? Altro che terza ondata, c'è da prevedere la quarta e la quinta. Capisco il dramma del settore turistico, che va risarcito. Ma sarebbe meglio fare tesoro di quell’esperienza e aspettare tempi migliori per mettere mano a sci e scarponi. Perchè di irreversibile nella vita c'è solo la morte.


23 novembre 2020

 
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