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mercoledì 24 aprile 2024
 
Le regole del gioco Aggiornamenti rss Elisa Chiari
Giornalista

La guerra che non c'era

La notizia - lo dimostrano l'affidamento del signor B. e relative modalità - è che non c’è stata nessuna “guerra dei vent’anni”, perché in nessuna guerra il nemico con il colpo in canna rinuncerebbe a sparare. Quella che troppi, in ossequio alla ricostruzione tendenziosa di un imputato eccellente poi condannato, hanno chiamato “guerra” era una cosa, imperfetta ma necessaria, che si chiama giustizia e che, a differenza della guerra, non prevede vendette e rappresaglie, ma applicazione di norme. 

E se oggi la domanda ricorrente è: «Com’è che una frode fiscale in Italia si “paga” così poco?», la domanda va girata a chi quelle norme
- comprese quelle ad personam che hanno permesso a incensurati potenti scappatoie per restare tali -, scrive, spesso più attento all’onda emotiva che ai problemi reali: più propenso a punire i reati da strada che quelli dei colletti bianchi (senza chiedersi quanti furtarelli ci vogliano per fare 60 miliardi l’anno di corruzione). Assediato dal problema del sovraffollamento carcerario, “emergenza” pluridecennale che si tampona a colpi di decreti, indulti e amnistie senza mai una strategia di lungo periodo, con effetti evidenti sulla certezza della pena.  

Intanto la malapianta del racconto distorto e ricorrente della guerra ha dato e darà a lungo frutti avvelenati: ogni decisione giudiziaria viene giudicata sulla base della convenienza di questo e di quello
anziché sulla correttezza e caricata di improprie valenze politiche, col risultato che qualunque riflessione in materia di giustizia può venire strumentalizzata. Accade perché per vent’anni si è permesso che i magistrati venissero dipinti come nemici pubblici da potenti nei guai con i processi, senza che la pubblica riprovazione, nelle istituzioni e nella società civile, si sia alzata per dire che l’insulto sistematico, teso a delegittimare un’istituzione intera, era incompatibile con una democrazia matura e senza che il Parlamento abbia mosso un dito per risolvere conflitti di interesse sin troppo evidenti.  

Vien da chiedersi se i magistrati che verranno, diventati adulti nel clima dell’insulto libero,  avranno ancora un terreno adatto a coltivare l’equilibrio necessario a non uscirne condizionati. Se non l’avranno avremo perso tutti. Avrà perso la democrazia. E saremo tutti responsabili d’aver lasciato fare.


23 aprile 2014

 
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