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giovedì 30 maggio 2024
 

Dio ignora il dolore degli innocenti?

Il Papa e i preti parlano spesso di Dio misericordioso, buono e amorevole. Poi, però, la realtà contraddice questa affermazione. Nei giorni scorsi, ho letto di quei due bimbi – la sorellina di nove anni, il fratellino di sei – che nel giro di tre mesi sono rimasti orfani di papà e mamma, che il cancro ha portato rapidamente alla tomba. E di casi simili potrei citarne tanti. Mi dice, allora, com’è possibile parlare di misericordia e bontà infi­nita di Dio? Io non ci riesco. Sempre più mi convinco che avesse ragione Rita Levi Montalcini che, in un’intervista, ha detto: «Sono atea. Non so che cosa si intende per credere in Dio».

SILVANO D.L. - Como

Questa obiezione è antica come il mondo. E la risposta non è affatto semplice. La sofferenza degli innocenti ha sempre fatto problema alla teologia: è qui la “roccia” dell’ateismo. Il dilemma è il seguente: se Dio può vincere il male e non lo fa, non è un padre; se vuole vincerlo e non può, allora non è onnipotente. Di fronte all’abisso di male cui può giungere l’essere umano, qualcuno ha scritto: «Non si può più credere in un Dio che è padre, dopo Auschwitz ». Gesù, però, con la sua incarnazione, passione e morte in croce, ha condiviso in tutto la nostra condizione umana. E ci ha mostrato che Dio non è indifferente, ma soffre con l’uomo.


23 giugno 2016

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