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giovedì 05 agosto 2021
 

XV Domenica del T.O. - Domenica 13 luglio

I discepoli gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. [...] Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. [...] Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano».
Matteo 13,1-23

LA NOSTRA RISPOSTA AL GRANDE MISTERO DELL'AMORE DI DIO

Vorrei meditare con voi non tanto la bellissima parabola del seminatore che chiede alla Chiesa di essere il buon terreno per il Vangelo, ma quanto il Signore dice ai suoi discepoli, in disparte, rispondendo alla loro domanda: «Perché parli alla gente in parabole?». Sono parole che restano in parte difficili da comprendere. Bisognerebbe sapere per quale ragione non a tutti è dato di «conoscere i misteri del Regno dei cieli ». Potrebbe bastarci capire che il “mistero” è qualcosa di veramente grande e che il più grande di tutti i misteri è la misericordia di Dio.

Forse, se comprendiamo questo, possiamo comprendere anche il resto del discorso di Gesù! Il mistero grande del Regno dei cieli è questa sconfinata misericordia di Dio che non tutti riescono ad accogliere nella piena consapevolezza del dono incommensurabile che ricevono. Forse è meglio che non si capisca davvero o non si pretenda di capire fino in fondo quanto siamo stati amati: a questo proposito non ci basta l’immagine del Crocifisso?! Gesù però sembra dire che c’è un «guai!» nascosto nella coscienza di chi ritiene di aver penetrato in modo adeguato il mistero della divina misericordia.

In realtà, se sai di essere stato amato così tanto, sei responsabile di quello che hai conosciuto; poiché sai di aver ricevuto al di sopra delle tue possibilità e poiché sai di aver ricevuto “molto” per l’abbondanza della misericordia di Dio, devi essere il terreno buono che offre al Signore il buon frutto di un amore pari al suo. Ma puoi farlo?

LA STORIA D’ISRAELE.

È Gesù stesso a confidare ai suoi amici che nessuno lo ha potuto fare nei lunghi anni della storia di Israele, di un popolo che «udiva ma non capiva, guardava ma non vedeva». Sì, l’amore di Dio era annunciato e vissuto nella quotidianità di quel popolo, ma il mistero d’amore di Dio rimaneva al di sopra di ogni umana comprensione… E così Israele non riusciva a dare a Dio il frutto sperato, come avviene per il terreno arido o sassoso.

Per noi non è diverso: non comprendiamo sino in fondo quanto abbiamo ricevuto e, se lo potessimo comprendere davvero, dovremmo spiegare perché non abbiamo restituito tanto amore. Gesù ci dice: il vostro cuore non comprende e non sa convertirsi, non ha né la forza né la volontà necessarie per amare Dio nella stessa misura dell’amore ricevuto.

E allora? Dio risponde amando ancora di più e guarisce questa incapacità perdonando ancora! Il discorso di Gesù ci coinvolge e ci responsabilizza più di quanto pensiamo: noi che ogni domenica “vediamo, ascoltiamo” e celebriamo l’amore di Dio accostandoci alla sua Parola e alla sua Mensa sappiamo di ricevere quanto «molti profeti e giusti hanno desiderato». La domanda chiede risposta: quale e quanto frutto porta nella nostra vita tanto ascolto della parola di Dio e tanta grazia di salvezza celebrata alla sua Mensa?


11 luglio 2014

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