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La rabbia in scatola dei grillini

“I deputati grillini sono arrivati in corteo. Mai qualcuno nella storia della Repubblica aveva osato marciare in corteo nei corridoi di Montecitorio. I commessi indietreggiano impauriti. Un colpo assestato con decisione spalanca la porta della Commissione Affari costituzionali e così questa milizia a cinque stelle irrompe nella sala mulinando pugni e urlando minacce terribili. Molte facce paiono deformate dalla rabbia…da qui brutti maiali non uscite, capitooo!”. Non è un passo di fantapolitica ma il resoconto della giornata di ieri in Parlamento di un giornale autorevole, cauto e moderato, il Corriere della sera. La trasformazione dei deputati grillini avvenuta in questi giorni ha dell’incredibile, roba da riconsiderare i “bivacchi di manipoli” evocati da Mussolini all’indomani della Marcia su Roma come un’adunata di boyscout. Grillo  chiama orgoglioso “i miei partigiani” tipi con cui non ci prenderesti insieme nemmeno un caffè per l’ammuina indegna che hanno scatenato ieri, tra gestacci da curva sud, insulti, minacce, provocazioni, battute irriferibili, considerazioni sessiste e quant’altro. Possibile che Grillo e Casaleggio non abbiano altre soluzioni che buttarla in caciara per rincorrere Renzi, che tra una battuta alla fiorentina, un accordo e soprattutto una riforma, li sta relegando al ruolo di comparse politiche, anzi di sagome parlamentari, come in una quinta di Cinecittà?

Per fortuna, come sempre, anche in un contesto simile, la situazione è grave ma non seria e il grottesco prevale su tutto, stendendo un velo di pietosa comicità come in un monologo di Beppe Grillo (il cabarettista intendo, quello che ci faceva ridere). Perché c’è sempre un momento, una battuta, che stempera tutto e ci ricorda che siamo al cabaret Italia. E in questo caso la battuta è quella di Alberto Airola, ex operatore di ripresa eletto in Parlamento nelle liste dei Cinque Stelle, che nel culmine della tensione, con foga dannunziana, quasi fosse a Fiume, parla di “rabbia scatologica”. Proprio così “scatologica”. Che cosa voleva dire il nostro cittadino, questo novello Ernst Von Salomon, questo Saint-Just della Repubblica italiana? Voleva forse dire escatologica, con la e? Si riferiva ai destini filosofici del Parlamento, al destino ultimo dell’uomo e dell’universo? O voleva mettere la rabbia in scatola, come si fa per le aringhe? Ragazzi è pazzesco. Ve la do io la rissa…


31 gennaio 2014

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