Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 14 aprile 2024
 
I consigli salute di BenEssere Aggiornamenti rss BenEssere / La salute con l'anima a cura di Giuseppe Altamore

La spiritualità nella cura: «Non siamo numeri ma persone con un'anima»

La pandemia, con la sua dolorosa eredità, dovrebbe indurci a ripensare l’idea di cura. Intendiamoci, il coronavirus non ha fatto altro che acuire e rendere evidenti i limiti oggettivi della nostra impostazione. Il malato ormai è solo un numero e la sua condizione clinica è anch’essa ridotta solo a numeri. Eppure l’Organizzazione mondiale della sanità, già nel 1948 precisava che per “salute” si intende uno «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità».

Aggiungiamo che all’interno di queste categorie conta moltissimo la dimensione spirituale, che è connaturata con l’essere umano. In questo senso, un prezioso aiuto ci giunge da un testo appena pubblicato che mette insieme l’esperienza di un cappellano e di un medico che operano all’interno dell’Istituto nazionale dei tumori a Milano.

La spiritualità nella cura. Dialoghi tra clinica, psicologia e pastorale di Carlo Alfredo Clerici e Tullio Proserpio (Edizioni San Paolo, 206 pagine, 18 euro), un’opera impreziosita dalla prefazione di papa Francesco che ci offre una serie di spunti interessanti e apre una prospettiva di speranza. I due autori fanno notare che «i grandi ospedali, nel passato, nascevano ed erano organizzati con una funzione di accoglienza e di edificazione morale e spirituale: dunque gli aspetti relazionali di supporto e quelli spirituali, in qualche modo, facevano parte delle cure che si ricevevano quando si veniva ricoverati».

Il primato assoluto della scienza ci ha invece indotto a sterilizzare quei fattori che non possono essere misurati. L’invisibile, che pure ci pervade, non conta più nulla in questa prospettiva. «Si finisce per ascoltare i racconti del malato tutt’al più per buona educazione, ma la pratica della relazione non è più determinante nella metodologia di cura», sottolineano i due autori. Figuriamoci poi se le moderne strutture sanitarie si occupano dei bisogni più interiori dei malati. Eppure, l’ascolto e il tenere conto della spiritualità del paziente migliorano non solo l’umore e la qualità della vita ma fanno parte della cura, come ormai evidenziano varie ricerche.


17 marzo 2022

 
Pubblicità
Edicola San Paolo