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Giornalista e docente di Teoria e tecnica dei media all'Università Cattolica

La posta di Maria: lacrime per guardoni incalliti e pornografia dei sentimenti

Puntuale come un orologio svizzero, sabato sera è tornato sugli schermi di Canale 5 l’appuntamento con “C’è posta per te”, programma che ha costruito la sua fortuna sui tentativi di riconciliazione fra persone che hanno interrotto le relazioni affettive o sentimentali.
Il menù predisposto da Maria De Filippi per l’avvio della nuova stagione di questo “people show”, in onda dal gennaio 2000, ha riproposto i soliti ingredienti consolidati negli anni: figli abbandonati mandati a chiamare da padri rimasti lontani per molti anni, ex mariti o ex mogli invitati alla rappacificazione dai rispettivi coniugi, genitori che vogliono premiare i figli – o viceversa – facendo loro incontrare a sorpresa i vip dello spettacolo o dello sport…

Si narra che l’idea della trasmissione sia venuta alla bionda moglie di Maurizio Costanzo nel 1999 quando, recandosi a  un incontro con l’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer, si vide consegnare da due ragazzi una missiva da recapitare direttamente al Ministro stesso. Da lì l’intuizione per una produzione per “aiutare” le persone a superare barriere e impedimenti geografici o emotivi e ritrovarsi.

Chi scrive alla redazione – pare che quest’ultima riceva oltre mille e-mail alla settimana – chiede la complicità dei postini in bicicletta per ripristinare il contatto con la persona o lontana. Si va dalla ricerca dell’amore perduto al chiarimento famigliare di una situazione difficile, dalla soluzione di vecchie ruggini parentali alla volontà di fare una sorpresa a un amico speciale. Lo staff del programma consegna l’invito e i diretti interessati decidono se intervenire o meno in trasmissione. In questo secondo caso, scoprono chi li ha mandati a chiamare, decidono se ascoltare o no il relativo appello, acconsentono o meno a eliminare la barriera residua e abbracciarsi davanti a milioni di spettatori.

Il pubblico televisivo continua a regalare a “C’è posta per te” un cospicuo tributo in termini di audience, se è vero che la puntata di sabato sera ha rinverdito i livelli di ascolto delle edizioni precedenti con un picco di share del 36% e una platea di circa 7 milioni di persone. Le vicende proposte sono strappalacrime per definizione e solo raramente la De Filippi ospita personaggi famosi (per lo più attori e personaggi dello spettacolo o dello sport) per procurare una sorpresa che scateni il sorriso invece del pianto.
La signora del sabato sera è specializzata nella messa a nudo delle emozioni degli ospiti, nell’elargizione di buonismo retorico, nell’incursione fra gli aspetti più strettamente personali o intimi, nella generazione di commozione e annesso pianto – singolo o di gruppo – dei presenti, davanti agli occhi sbarrati del pubblico in studio e a casa.

L’ipotesi che si finisca per (s)cadere nella pornografia dei sentimenti non è un azzardo: di fronte allo “spettacolo” (se così lo possiamo chiamare) delle lacrime, siamo tutti incalliti guardoni. Sentendo e vedendo certe storie, è patetico pensare che chi si presenta in trasmissione lo faccia perché ritiene la tv l’unico strumento capace di risolvere i suoi problemi sentimentali, invece di seguire altre vie lontano da telecamere, riflettori e microfoni. Meglio convincerci che si tratti di figuranti o di attori pagati per recitare una parte, ma – purtroppo – il sospetto è che molti casi siano “veri”…

Il programma fa leva sul voyeurismo di noi spettatori, sempre pronti a ficcare il naso negli affari di cuore degli altri e a incollarci al piccolo schermo in cerca di forti emozioni, soprattutto quando si tratta di storie tristi o di vere e proprie disgrazie. Gli autori di “C’è posta per te” conoscono questa nostra debolezza e rispondono con gli interminabili primissimi piani sui volti piangenti dei protagonisti. Che, guarda caso, sono i momenti in cui si registrano i picchi di attenzione del pubblico.
Ne abbiamo davvero bisogno?



13 gennaio 2014

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